Una giornata a Bosco Children

Porta della camerata, apro e accendo la luce. Faccio un passo e insieme a Johannes, batto un paio di volte le mani. Subito dopo gli altri ragazzi battono le mani. “lo fanno per prendere in giro o per svegliare gli altri? Meglio non darci peso e salutarli tutti insieme in amarico” “Denadderàcciu!” Buongiorno! Meglio aspettarli nel salone per la colazione dove arrivano alla spicciolata. Qualcuno mi sorride. Tutti sono ancora un po’ assonnati. “La colazione sta finendo e Deregè non arriva.” Lo zebegnà sta aprendo il portone: “È Deregè, puntuale! I ragazzi per Mekanissa possono partire.” Ora tutti sono svegli, anche troppo. I più piccoli tornano nella camerata per iniziare a prepararsi per la lavanderia e le pulizie. Chiacchierano allegramente. “Oggi solo pulizia e lavanderia alla mattina. Sanno che giocheremo a calcio nel pomeriggio e la TV alla sera. Non vedono l’ora.” “Che bravi! Ognuno sa esattamente cosa fare. E, cosa incredibile, non sento nessuno brontolare.” “Ottimo! Così posso andare dalla Rossi e la Vale per le lodi e una rapida colazione.” “Come va di là con i ragazzi?” mi chiedono. “Alla grande!” Ora anche noi dobbiamo dedicarci alla lavanderia e alle pulizie. La Vale sfrutta anche un po’ la lavatrice dei salesiani per lavare i nostri panni. Io e la Rossi puliamo casa. “Con tutta questa cicca, il pavimento è sempre sporco!” Mentre asciuga do un’occhiata a i ragazzi. Deregè è tornato ed è con loro. È arrivato anche Samy, oggi in veste di allenatore di calcio. “Il ritmo dei ragazzi non è proprio di quelli di una fabbrica, però il loro dovere lo fanno. Capisco Abba Dino. È un vero piacere vederli così e pensare a dove vivevano fino a pochi mesi fa.” Alla fine ci sono panni stesi dappertutto. Dal primo piano del workshop al retro e parte della veranda. “Allora che ne pensate se approfittiamo per pulire il pulmino?” Era un lavoro affidatoci tempo fa da Dino. Ha veramente bisogno di una pulita generale. La stagione delle piogge poi ha fatto arrivare fango dappertutto. Così iniziamo a smontare i sedili posteriori e poi i tappetini. Un paio di ragazzi puliscono dentro il pulmino, io e le ragazze puliamo i tappetini. O meglio, c’è un unico grande tappeto che ricopre tutto il pavimento e puzza. L’acqua che ne esce è nerissima. Mi giro per vedere cosa combinano nel pulmino: “Ma tu guarda! I ragazzi lo stanno pulendo come un qualsiasi pavimento in Etiopia: con abbondanti secchiate d’acqua e poi rimossa tutta l’acqua sporca con la scopa in direzione dell’uscita.” Racconto alla Rossi e la Vale. “Per fortuna che non c’è Abba Dino a vedere la scena.” “Già! la cascatella d’acqua che scende dal portellone laterale…” “Ecco, allora, appena tolta l’acqua ci mettiamo ad asciugare con gli stracci tutto l’interno” “Ehi! nel frattempo il pavimento è diventato bianco.” “Invece il tappetone nero che ne dite se lo mettiamo ad asciugare appeso proprio davanti alle camere dei salesiani? Tanto non ci sono.” Con le piogge frequenti tenderà a bagnarsi e a non asciugarsi se non qualche giorno dopo. “Qualcuno sente che l’ora del pranzo si avvicina e inizia ad avvicinarsi alla cesta di engera.” “Vi ho detto di stare fuori dalla cucina! Parlo amarico o cosa?” urla la cuoca ridendo della sua battuta. Anche i ragazzi se la ridono allontanandosi. “Uau! Abbiamo finito! C’è tempo per giocare un po’ con i ragazzi fino a quando non è pronto.” La mattina è proprio volata. Assistere al pranzo dei ragazzi, così come alla cena, mi è sempre piaciuto fin dal primo giorno. Si crea un piccolo legame, s’interagisce con i ragazzi in modo diverso e in questo il cibo aiuta sempre. Con le ragazze distribuiamo a ciascuno le porzioni di engèra stando attenti a non darne di più a uno e meno all’altro. Mentre giriamo tra i tavoli, sono loro a porgerti un pezzo dell’engèra preso poco prima. “Amseghenàllo!” Grazie! ne stacco un pezzetto e prendo un po’ dell’uot direttamente dal loro piatto. Qualche parola in inglese o amarico e poi stessa scena al tavolo successivo. “Ehi! Ma come fanno ad aggiungere altro berberè? il uot è già piccante!!!” In quei casi intingo dalla parte opposta.” Il ragazzino sorride pensando magari allo scherzetto che voleva farmi. Si respira un bel clima di convivialità. Anche la Rossi e la Vale fanno lo stesso con i ragazzi. Anche loro hanno legato. In modo del tutto diverso da me. La Vale è da più tempo a Bosco Children ed ha fatto un po’ di strada con noi. La Rossi invece si vede che ha più la vocazione per l’aspetto educativo. Del resto sta studiando per quello. “Ora tocca a noi pranzare! L’aperitivo di engera ha stimolato lo stomaco.” La cuoca ci ha preparato, oltre ad engera e uot, lo stesso dei ragazzi, anche un rotolo speciale tutto per noi. È incredibile cosa si riesce a fare con gli avanzi e ancora più incredibile che siano proprio buoni. O almeno a me non dispiacevano. Poi una dose massiccia di caffè. In Italia non bevo mai caffè, ma in Etiopia devo prenderne dosi massicce per poter reggere. Pur non concentrato come il nostro, è molto buono e il sapore è intenso e delicato allo stesso tempo. “Si parteee!” “Cavoli! Appena il tempo di bere l’ultimo goccio e andare a cambiarmi per l’allenamento.”  Ci siamo, si parte per lo Juventus club. I ragazzi non aspettavano altro. Un breve riscaldamento, Samy ci fa subito fare una partitella. Ovviamente io e lui siamo nelle squadre opposte. “Mi sento stranamente leggero e scattante. Si vede che la malattia mi ha fatto dimagrire senza debilitarmi.” Così capita di iniziare a giocare bene. Passaggi riusciti, pure un colpo di tacco al volo… E poi incitamento a manetta! “Tolo, Tolo! Antenè!” Veloce veloce! Piccolo Antenè! “Gobes! Tesfay!” Bravo Tesfay!” “Betam congio!” bellissima! Ci stiamo divertendo davvero. Il miracolo del correre dietro ad una palla. Vinciamo! C’è una certa euforia. Tutti i ragazzi cantano per tutto il viaggio di ritorno, anche se siamo tutti seduti sul pavimento del pulmino. I sedili e il teppetone sono ad asciugare. Appena arrivati si precipitano a fare la doccia. Prima si finisce più televisione si vede. “Meglio portare il televisore nel salone prima di fare la doccia, o rimarranno delusi nel non trovarla.” Finalmente anch’io faccio una doccia veloce. Ha appena iniziato Ethiopian Idol. Mi siedo in mezzo a loro. Sono tutti attenti e concentrati nel seguire i vari concorrenti. Ogni tanto qualcuno si volta e prova a spiegarmi qualcosa. “Tigrigna!” è un canzone tigrina. “Ao!” Si, ho capito. Riconosco i suoni. “Oromo dance!” Un ballo oromo. Nel frattempo riscopro ad apprezzare le canzoni e i balli che via via vengono presentati. Nel senso che non mi dispiacciono. “Non è che mi sto accostumando ai gusti etiopici?” Intanto arrivano dal lavoro i ragazzi grandi. Stanchi. Anche loro subito a fare la doccia per raggiungerci per la TV. Poco prima della cena porto il lettore DVD e cerco quale film fare vede dopo cena. “Dunque! Vediamo! Ne avevo portati un po’ d’azione che ai ragazzi piace molto. L’ideale sarebbe uno anche sottotitolato in inglese. Così riescono a seguire meglio e ad imparare un po’ d’inglese. Si, non solo loro, anch’io. Visto che alcune parole che non conoscevo le ho imparate da loro. ”Toh! ‘Indiana Jones e l’ultima crociata’. Perfetto! Prima però proviamo a vedere se lo legge.” Così nel provarlo scopro che mostro ai ragazzi un’anteprima di quello che li aspetta dopo cena. “Inglese con i sottotitoli in inglese e si vede perfettamente. Vediamo questo! L’avete già visto questo film?” Qualcuno l’ha già visto ma gli piace rivederlo. Per di più sanno far funzionare il lettore meglio di me. Non è che ci vuole poi molto, visto che io non l’ho mai utilizzato. Questi ragazzi hanno una prontezza di cervello davvero invidiabile. Si vede che la strada ha affinato i loro sensi e la velocità di pensiero. Si ma a quale prezzo? La cena! Mangiano proprio di gusto. Sia chi ha lavorato che chi ha giocato. In quel salone i ragazzi vanno dai preadolescenti, così piccoli che ti si stringe il cuore a pensarli per strada, a quasi degli uomini prematuramente fatti a cui manca poco per iniziare una nuova vita piena di sfide fuori da Bosco Children. Poco dopo ecco il film. Faccio partire il lettore e mi siedo in mezzo a loro. Silenzio. Tutti concentrati a seguire le scene d’azione. Si sono tutti immedesimati nel protagonista. Così tanto che nelle prime scene, quando il giovane Indi, durante un inseguimento, cade in un contenitore pieno di serpenti, tutti urlano come se ci fossero caduti dentro loro. E siamo appena alle scene inziali. Venezia! “Ehi! Venezia è la città di Fabio!” Spiego loro. Il loro istruttore di impianti elettrici, quando li ha salutati prima di andare in una missione del nord, gli aveva raccontato loro di quando era giovane e studiava a Venezia. “Una città sull’acqua! Strana davvero.” La tensione è massima. Alla fine del film partono gli applausi. Mi accorgo che è tardi “Denaderu liggioch!” Buona notte ragazzi! Così mentre riporto il televisore a suo posto, gli Abba da Goterà arrivano. “Com’è andata oggi con i ragazzi?” mi chiede subito Abba Dino. “Benissimo!” rispondo mostrandogli un sorriso su un volto stanco. Non riesco a dirgli che è stata una giornata stupenda, che mi ha fatto godere della gioia di camminare con i ragazzi e prendersi cura di loro. Questo per il semplice motivo che lo assimilerò tempo dopo e lo capirò bene solo una volta tornato in Italia. Appena rincasato, ad attendermi ci sono la Rossi e la Vale che stanno mandando musica a palla e bevendo una tisana. Sono cotto. Mi siedo con loro e non riesco ad alzarmi più. Chiacchieriamo, ci prendiamo in giro, anche a loro gli è piaciuta quella giornata full time. “Ehi! Ma è l’una di notte!!!” Così, appena coricato, mi addormento immediatamente, così come si addormentano quelli che sanno di aver dato tutto. Un sonno profondo, soddisfatto, riposante e sereno.