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Speranza al Don Bosco Youth Center

Nel progetto dove lavoro c’è un ragazzo, Adugna, eterno indeciso. Ha finito la decima, ha fatto l’esame, e per sua sfortuna non è riuscito ad entrare in undicesima. Si è tanto interrogato a che scuola tecnica potesse andare, ed un giorno è venuto nel mio ufficio per comunicarmi che si era iscritto ad I.C.T., che sta per “computer e tecnologia”! Sono sbiancato. Ho provato a parlargli. “Adugna, ma sei sicuro che sia la scuola più adatta a te? Sai usare un computer? Potrai mai possederne uno? Hai pensato se sia facile o meno trovare lavoro una volta che uscirai con quel diploma? In Etiopia è una professione facilmente spendibile o sarebbe meglio qualcosa di più pratico? Pensi davvero che questa scuola sia quella più idonea per te, più adatta al lavoro che andrai a fare per tutta la vita?”. Le mie parole l’hanno messo K.O. Mi ha raccontato che lui in realtà voleva studiare, sognava di iscriversi all’università e fare ingegneria ma l’esame gli è andato male e non è potuto passare in undicesima. Allora avrebbe preferito fare automotive (il meccanico), ma preso alla sprovvista, con il termine dell’iscrizione imminente, senza nessuno a cui potersi rivolgere per fare domande… ha fatto uno sbaglio atroce, ICT, anche se da subito ha capito non essere la strada giusta per lui. Se ripenso a me alla sua età, anche io avevo tanti sogni nel cassetto; anche io avevo un’idea di cosa mi sarebbe piaciuto diventare da grande. Poi da Adugna mi differenziano molte cose: la fortuna di vivere in Italia dove il percorso scolastico lo puoi decidere tu e non te lo impone il governo; avere una famiglia che mi ha dato la possibilità di credere nei miei sogni; essere accompagnato da amici (qualcuno tra voi lì presente) che il mio sogno mi hanno aiutato a coltivarlo, dargli un nome… ed è grazie a tutte questo insieme di fattori se io adesso posso dire di esser riuscito a concretizzare il mio sogno. C’è una frase molto bella, di Antoine de Saint-Exupéry che dice “fai della tua vita un sogno, e di questo sogno una realtà” ed io quella frase l’ho fatta mia: il mio sogno, vivere in Etiopia, adesso è diventato la mia vita! E voi, che della vostra vita siete artefici, li seguite i vostri sogni? Non sto parlando delle illusioni che ci facciamo da bambini, sul diventare calciatore o veline. Sto parlando di sogni veri, quelli con la S maiuscola. Quei sogni che sono veri perché non si limitano a noi stessi, ma influenzano le vite di altre persone. Quei sogni che sono veri perché non portano beneficio e realizzazione solo alle nostre piccole vite, ma ci danno occasione di ributtare i nostri talenti verso il mondo circostante, ci permettono di aiutare gli altri, spendendosi per il prossimo, così non tutto rimane chiuso in noi ma rientra in circolo in un modo che, fino ad un attimo prima, mai avremmo creduto possibile. Adugna ad ingegneria non ha potuto iscriversi, ma alla fine è riuscito a cambiare scuola e lunedì comincerà a studiare automotive. Me l’è venuto a raccontare ieri pomeriggio con un sorriso negli occhi che non gli vedevo da tanto tempo.