Progetto di vita

Progetto di vita degli Amici del Sidamo

Nella stesura del testo su chi sono gli Amici del Sidamo (AdS) e come operano è bene individuare due parti:

1. “Progetto di vita degli Amici del Sidamo”
2. “Regolamento operativo degli Amici del Sidamo”

Sono due parti tra loro in stretto dialogo, ma profondamente diverse.
Il 1. contiene gli elementi di vita, di valore e di vocazione: è la parte più stabile, il cuore del no¬stro modo di vivere, ciò che ci affascina tutti, in qualunque situazione ci troviamo. Contiene le idee di fondo, le motivazioni che ci spingono nel cammino, le tracce stabili che abbiamo indivi¬duato in questi primi 25 anni.
Il 2. contiene le norme pratiche individuate, le parti più variabili con il passare del tempo e del¬le situazioni e fa riferimento in tutto all’1, ma lo rende praticabile. Dice il modo in cui si fanno le cose.
Due parti così integrate e separate ci aiuteranno nella distinzione del valore delle cose e nella stabilità delle stesse. Ci aiuteranno a dare un volto concreto alle idee e un cuore vero al modo di fare.

Gli Amici del Sidamo sono l’insieme delle persone che condividono gli ideali e la spiritualità descritte nel progetto di vita e partecipano alle attività secondo il cammino di crescita di ognuno.

“Movimento degli Amici del Sidamo” (anche Movimento) è il termine con il quale intendiamo lo svolgersi vitale che, a partire dalle origini, ha portato alla attuale configurazione degli Amici del Sidamo ed è capace di nuovi sviluppi.

L’Associazione In Missione è lo strumento giuridico che sostiene lo spirito e le attività degli Amici del Sidamo nei doveri civili e nelle relazioni formalizzate con parti terze.

Usiamo la dicitura Amici del Sidamo – In Missione quando vogliamo precisare contemporaneamente lo spirito e la configurazione giuridica che caratterizzano il Movimento degli Amici del Sidamo.

“Progetto di vita degli Amici del Sidamo”

1. RELAZIONI PROFONDE, VIA DI ESPRESSIONE DEL SIGNORE

1.1 Le relazioni, vita del Movimento degli Amici del Sidamo
Il Movimento degli Amici del Sidamo è una rete di legami vissuti al servizio delle persone in Italia e in missione, per la loro formazione, secondo i valori espressi in questo progetto di vita.
La vita del Movimento è generata dalle relazioni che ogni persona intesse con gli altri, nel desiderio di mettersi in ascolto e in discussione, giocandosi in prima persona con la disponibilità al cambiamento personale.

Nella relazione con gli altri crediamo che il Signore ci parli e ci guidi nella realizzazione del nostro cammino secondo la Sua volontà.

Vogliamo amare in un costante atteggiamento di rispetto verso l’altro, in totale gratuità, promuovendo le persone verso la loro maturazione integrale. Scegliamo come strumento di chiarezza nelle relazioni la correzione fraterna, che nel perdono reciproco permette di crescere nella pulizia dei rapporti.

L’organizzazione concreta delle attività trova la sua forma nei valori e negli ideali incarnati nelle relazioni tra gli Amici del Sidamo.

1.2 Relazioni gratuite e fedeli La dimensione della gratuità è la garanzia del disinteresse personale che anima le relazioni all’interno del Movimento.
Queste ci chiamano ad una fedeltà alle persone con le quali abbiamo cam¬minato, soprattutto ai volontari, che trovano la loro forza nel proseguire, certi di essere accompagnati, condivisi e sostenuti.
Il frutto della fedeltà nasce da questo stile basato sul desiderio di entrare in relazione con gli altri, intessendo legami di amicizia profonda e duratura, basata sulla ricerca della salvezza attraverso la missionarietà verso il nostro prossimo sia vicino che lontano.
1.3 Amicizia Amicizia è la parola che meglio identifica lo stile delle relazioni che cerchiamo di instaurare fra di noi. L’amicizia va ricercata e costruita superando le differenze di età, di storia personale, di opinione e di cultura.
L’amicizia cresce con il dono dell’amico ad altri, diventa feconda quando non tiene stretta la persona a sé.

L’amicizia è per noi apertura all’altro, accoglienza, rispetto della diversità, condivi¬sione degli ideali di fondo, impegno nel richiedere il meglio dell’altro, aiuto a superare la solitudine e l’isolamento.

Le relazioni diventano vere e profonde nella misura in cui l’amico diventa un riferimento, un testimone credibile, un compagno di viaggio che ci stimola ad uscire da noi stessi e a fare nel concreto delle scelte di vita.

2. VOCAZIONE

2.1 Crescere nella risposta alla vocazione Il Signore ci apre la via per rispondere alla sua chiamata vocazionale attraverso le motivazioni per cui ci impegniamo: l’amicizia, il “bello” del faticare insieme, la giustizia, l’uguaglianza sociale, il rispetto e il desiderio di equità fra il nord e il sud del mondo, le urgenze che ci circondano, la ricerca di Dio nell’uomo.
Ci impegniamo affinché il cammino educativo degli Amici del Sidamo aiuti il fiorire delle risposte vocazionali attraverso il dono di sé. Infatti la risposta alla chiamata di Dio non è già formata, ma attraverso l’impegno concreto nella quotidianità deve essere maturata nel tempo.
Riconoscere di essere in un cammino vocazionale ci permette di compiere passi che non immaginiamo.
2.2 Vocazione dell’Amico del Sidamo La vocazione è la fedeltà che ci porta, a piccoli passi nel rispetto dei tempi di ognuno, a “spendere” la vita fino al “per sempre”.
Crediamo che la vocazione per noi Amici del Sidamo sia una chiamata da parte del Signore Gesù a stare con i giovani, con i poveri nello stile di don Bosco.

La risposta alla chiamata matura nel tempo e si consolida nel dono gratuito di sé, nel dialogo profondo e continuo con gli amici, nel confronto con la Pa¬rola di Dio, nella vita di grazia.
La consapevolezza che è il Signore a donarci questa vocazione, attraverso la mediazione degli amici, ci sostiene nell’impegnare tutta la vita affidando a Lui ogni cosa: sogni, tempo, futuro, discendenza. È Lui infatti la sorgente della nostra fedeltà e la garanzia su cui fondiamo le scelte concrete.

La presenza in missione degli Amici del Sidamo che maturano la scelta volta al per sempre li configura come Missionari Laici Salesiani.

2.3 Essere comunità Il desiderio di essere comunità matura gradualmente attraverso un cammino di comunione fatto con gli Amici del Sidamo sia in Italia sia in missione. Il nostro modello sono le prime comunità cristiane che celebravano insieme, mettevano in comune le risorse e le capacità ed erano al servizio di un bene comune.

Vivere ed operare insieme è la risposta alla nostra chiamata il cui vertice si manifesta nella vita comunitaria. Noi scegliamo di concretizzare la comunione di intenti e di ideali in una comunità, in cui rimettiamo le nostre vite gli uni nelle mani degli altri. La capacità di aspettarci, dialogare, accompagnarci viene dallo Spirito.

Rispondiamo ai bisogni della missione non con decisioni individuali, ma assumendoci le responsabilità ed agendo per conto della comunità.

3. OBBEDIENZA

3.1 Obbedienza come fede Obbedienza è ricevere con fiducia dal Signore l’orizzonte della vita, i criteri di giudizio, la verità delle cose, la natura della relazione fra tempo ed eternità.
Obbedienza e desiderio di autorealizzazione personale non sempre coincidono.
Ciascuno di noi ha un progetto di realizzazione di sé: degli obiettivi, delle modalità per raggiungerli, dei tempi di attuazione. La fatica di mettere tutto questo a servizio del Progetto di Dio è resa possibile dalla mediazione delle persone che condividono con noi lo stesso progetto di vita.
3.2 Obbedienza come amore L’obbedienza si fonda sull’amore di gratuità e sulla corresponsabilità condivisa, che crea stima, fiducia, affiatamento e amore.
Obbedire ci aiuta a crescere nella nostra vocazione personale, di coppia, di famiglia, di Amici del Sidamo. È accogliere un amore più grande in risposta al progetto di Dio.
Questa ‘obbedienza’, questo ‘atto comunitario d’amore’ è liberazione dal peso delle incertezze, è via verso la verità, è grazia per il cammino da percorrere.

4. SALESIANI DI DON BOSCO E AUTONOMIA, LA NOSTRA SALESIANITÀ

4.1 Nella famiglia salesiana Sentiamo che Don Bosco è nostro padre, maestro ed amico e crediamo che senza di lui non potremmo esserci. Il carisma salesiano è all’origine della nostra storia e l’anima del nostro agire con i giovani e con i poveri.
Crediamo che il Rettor Maggiore in carica sia il vero interprete attuale di Don Bosco e sentiamo che il nostro passo è quello di crescere nella famiglia salesiana.

Sappiamo anche che il carisma salesiano è più grande dei salesiani e delle Opere che conducono; portiamo in comunione con loro il carisma di Don Bosco anche fuori dalle loro opere con attività nostre.
Per facilitare la comunione e la condivisione nelle relazioni concrete tra i membri della famiglia salesiana e nello sviluppo delle azioni pastorali, definiamo i compiti e le responsabilità attraverso gli strumenti che, di volta in volta, risulteranno più adeguati.
4.2 All’esterno della famiglia salesiana 1) Crediamo che unire risorse e persone diverse, per rispondere ai bisogni della gente che serviamo, appartenga profondamente al nostro stile di relazione.

Il lavoro in rete ci porta a collaborare con altre congregazioni, enti o istituzioni nelle cui attività ci riconosciamo.

Sentiamo importante che, nelle scelte anche concrete e che ci compromettono in prima persona, sia rispettato il nostro spirito e la nostra storia di movimento laico.

La forma e il modello di rapporto con enti terzi deve essere studiato ed elaborato dalle realtà locali nelle forme più opportune e, poi, proposto, discusso e approvato dal coordinamento e sottoscritto dal rappresentante legale.

4.3 Nel carisma di Don Bosco 1. Il riferimento a Don Bosco, alla sua spiritualità, al suo cuore missionario e alla sua passione giovanile si esprimono in un particolare stile di vita, in forte appartenenza alla sua famiglia.

3. Don Bosco chiamava la sua spiritualità educativa Sistema Preventivo e ha saputo tradurla in un’originale esperienza missionaria. Riconosciamo come particolarmente nostri alcuni atteggiamenti, alcune esperienze e alcune scelte di campo.
4.3.1 La passione educativa 4. Nello stile di Don Bosco la missionarietà passa attraverso l’educazione. I giovani sono i primi destinatari e i primi protagonisti della nostra esperienza missionaria. Siamo al servizio del Vangelo e dei poveri con i giovani, sentendoci continuamente chiamati ad incontrarne di nuovi da coinvolgere in questo cammino.
4.3.2 Lo stile preventivo Don Bosco parlava di ragione, religione e amorevolezza, come fondamenta del suo stile educativo. Riconosciamo che il nostro modo di andare incontro ai giovani passa attraverso l’incontro personale, un’amicizia schietta e generosa, capace di condividere affetti e relazioni profonde, accompagnando i giovani dal punto in cui si trovano verso le mete alte del Vangelo, della Carità. La pazienza educativa ci permette di fare passi “su misura”, senza però accontentarci, senza mai sentirci “a posto”, senza mai stancarci di puntare in alto.

4.3.3 La dimensione comunitaria 5. Lo stile salesiano passa necessariamente attraverso l’esperienza della comunità. Riconosciamo nello sforzo di fare e costruire comunione il segno che rende vero e autentico il nostro lavoro, le nostre relazioni, i nostri sacrifici. Nella comunità impariamo anche a educare noi stessi, a riconoscere i segni della provvidenza e a scoprire sempre meglio che “da solo non posso fare nulla”.
4.3.4 Lo stile essenziale 7. Il Sistema Preventivo ci richiama all’essenzialità delle relazioni e dei rapporti. I poveri ci mettono con i piedi per terra e ci liberano delle inutili preoccupazioni, ci rendono puliti nella scelta delle cose, nel gestire il nostro tempo e il denaro, richiamandoci ai problemi veri. Questo ci aiuta ad incontrare i giovani in modo semplice e cordiale, sereno e allegro, concreto e immediato. Sentiamo importante non perderci troppo in chiacchiere.
4.3.5 La laboriosità e il senso della fatica 8. Una delle espressioni più vere del nostro modo di applicare il Sistema Preventivo è la determinazione nel coinvolgere i giovani in esperienze di lavoro e di fatica, passando dalle parole ai fatti, vivendo insieme l’esperienza esigente del servizio gratuito. Riconosciamo in questo stile una potenzialità educativa straordinaria che apre il cuore di tutti all’ascolto del Vangelo e alle sue esigenze.
4.3.6 La preghiera 9. Riconosciamo che le esigenze del cammino missionario mettono a dura prova la nostra fede e la nostra fedeltà: solo Dio può rendere il nostro cuore capace di scelte di vita autentiche che aprano alla definitività. Scegliamo una preghiera semplice, giovanile, profonda, aderente alla vita, che porti ogni giovane alla stessa esperienza di gioia propria dell’incontro di Don Bosco con Dio.
4.3.7. La Provvidenza Fin dai suoi albori la storia dell’associazione e l’esperienza personale degli Amici del Sidamo è sostenuta e guidata dalla Provvidenza. Siamo consapevoli che il nostro agire non basta da solo, ma necessita di sempre rinnovata fiducia in Dio.
4.3.8 La passione per i poveri 10. La testimonianza affascinante degli amici che si sono appassionati alla missione ci fa maturare la passione per i poveri. Essa si esprime non solo verso la missione ad gentes, ma anche nell’attenzione alle diverse forme di disagio giovanile qui in Italia.
5. ELEMENTI DI COMUNIONE

5.1 Gli Amici del Sidamo sono una rete Il Movimento degli Amici del Sidamo è caratterizzato da una struttura “a rete”, i cui nodi sono dati da coloro che accolgono o assumono responsabilità per il bene comune. I nodi sono collegati tra loro dalle relazioni basate sull’amicizia, sull’aiuto reciproco e sui valori condivisi.
All’interno di questa rete ci sono nodi chiave quali il gruppo locale, i responsabili, i responsabili dei disponibili, la Comunità dei volontari e il Coordinamento.

Questa organizzazione non è la vita degli Amici del Sidamo, ma lo strumento al servizio del Movimento dove tutti sono partecipi e in grado di assumersi responsabilità.
5.2 Il gruppo lo¬cale È un’aggregazione spontanea che accomuna persone che hanno nel cuore la ricerca della propria strada con i giovani verso i ‘poveri’ trovandosi regolarmente nella propria sede dove pregano, lavorano, discutono.
È l’elemento basilare del ‘fare Sidamo’. Al suo interno si impara l’amicizia, il gioco di squadra, il donarsi e lo spendersi nella ricerca della propria vocazione e nel cammino di fede.

È la palestra di esercizio dove si misura la propria dedizione, motivazione e costanza, fondamenta per il cammino di ricerca vocazionale di dedizione al prossimo, sia laica che consacrata. In esso il rapporto tra adulti e giovani, tra ragazzi e coetanei, realizza un mondo vitale come quello di una famiglia ideale in cui tutti possano esprimere desideri, paure e speranze, mostrandosi per come sono.

Sceglie, programma, organizza e porta avanti le attività che lo coinvolgono in relazione sia al locale sia agli altri gruppi del Movimento, specie nel proprio ‘campo di lavoro’.
5.3 I responsa¬bili I responsabili animano il gruppo locale, si preoccupano e si mettono a servizio di ogni singola persona, mantengono i contatti con i responsabili degli altri gruppi, curano la relazione e il dialogo con il responsabile dei cammini formativi della comunità locale, crescono nella formazione educativa nello stile salesiano.
Il gruppo dei responsabili, che si incontra periodicamente, lavora attraverso una rete capillare di relazioni, contribuisce a dare uniformità educativa e continuità operativa a tutto il Movimento.
In questo percorso i responsabili sono seguiti e guidati, dai loro responsabili salesiani e laici, che con la loro esperienza li aiutano a confrontarsi e ad individuare con senso critico la strada da percorrere all’interno dei singoli gruppi, nel Movimento e nelle relazioni con la missione.
5.4 I responsabili dei disponibili I responsabili dei disponibili sono laici e salesiani incaricati di seguire i ragazzi che sentono il desiderio di partire.
Preparano gli incontri del cammino disponibili, si mettono in cammino con i ragazzi per accompagnarli alla partenza e poi al rientro.
Mantengono delle forti relazioni con i volontari in missione passandosi il cuore dei ragazzi, collaborano per le necessità delle varie missioni e nella scelta delle destinazioni dei partenti.
5.5 La Comunità dei Volontari
La presenza stabile e dinamica del Movimento in missione è data dalla Comunità dei volontari, formata dalle persone che in essa si riconoscono e inviate dal Coordinamento a tempo lungo.
La Comunità dei Volontari accoglie le persone inviate individuando le modalità di inserimento in missione, al fine di valorizzare il bene di cui sono portatori; individua le attività da promuovere e/o sostenere; incarica le persone a cui affida le responsabilità nei progetti del Movimento accompagnandole nelle scelte, sostenendole nelle difficoltà, condividendone i percorsi di sviluppo.

All’interno della Comunità si individua la figura del coordinatore che la convoca regolarmente, la anima e la rappresenta. Se necessario, si individua nella Comunità una persona, incaricandola di una problematica non a titolo personale, ma a nome della Comunità.

Nelle scelte di maggior rilevanza la Comunità attiva un confronto per individuare le necessità della missione, quelle dei volontari e l’utilizzo delle risorse, fino alla redazione del budget.
5.6 Il Coordinamento
Il Coordinamento, che è il luogo della sintesi e delle scelte più ampie, è composto da adulti che portano le responsabilità di tutto il Movimento, si preoccupano dei giovani e della loro vocazione, delle missioni e del loro sviluppo, nella fedeltà ai valori degli Amici del Sidamo.
Il Coordinamento è in divenire con il Movimento ed è costituito dalle persone capaci di garantire continuità ai valori e alle responsabilità assunte.

Il Coordinamento sceglie al suo interno un coordinatore per la sua convocazione e per l’organizzazione del suo lavoro.

Il Coordinamento accoglie le proposte dai gruppi, elabora piani di formazio¬ne, tiene contatti con i volontari e i salesiani.

È un organo consultivo e decisionale, in particolare sulle spedizioni, sulle partenze a tempo breve, medio e lungo.

Si fa carico dei contatti con le autorità civili ed ecclesiastiche.
Distribuisce nei vari progetti il ricavato che ogni gruppo consegna a fine dell’anno sociale.

Gli Amici del Sidamo si sono dotati dell’Associazione In Missione come strumento giuridico che sostiene lo spirito e le attività del Movimento nei doveri civili e nelle relazioni formalizzate con parti terze.
In via ordinaria gli orientamenti e le decisioni del Coordinamento e del Consiglio dell’Associazione coincidono.
6. AUTORITÀ E PROCESSI DECISIONALI

6.1 Comunione nelle scelte I nostri percorsi decisionali hanno come radice la comunione e la ricerca condivisa del bene.
Nella relazione accogliente, comprensiva e propositiva nascono le scelte che portano verità nell’agire. Scegliamo di incontrarci sempre, anche quando i pareri sono diversi, per condividere il dono dello Spirito che è in ciascuno. Non ci basta ricevere l’approvazione per le scelte fatte, vogliamo compiere le scelte insieme, nella condivisione già all’origine dei percorsi e delle motivazioni.

6.2 Sussidiarietà e scelte Il principio della sussidiarietà è fonte di libertà e via di crescita nelle responsabilità e nella risposta vocazionale. Insieme abbiamo imparato che il sostegno e la condivisione danno sicurezza nelle scelte e so¬stengono la possibilità di nuove iniziative. Scegliamo quindi di condividere le responsabilità e di promuovere le scelte condivise accompagnando la loro realizzazione.

Il gruppo locale, il gruppo dei responsabili, il gruppo dei responsabili dei disponibili, la Comunità dei volontari sono depositari di libertà e di capacità di impegno, soggetti decisionali per quanto gli è proprio e propositivi negli orientamenti che coinvolgono il Movimento in forma più ampia della loro responsabilità diretta.
Il Coordinamento è il luogo della sintesi e delle scelte più ampie per tutto il Movimento, è anche portatore della responsabilità di condividere e sostenere le decisioni a lungo termine delle persone e delle attività fino al “per sempre”.

6.3
Condividere ogni scelta Il principio della condivisione coinvolge tutti e guida a maturare scelte condivise. Questo ideale che porta in sé la disponibilità all’azione dello Spirito e al sapersi sacrificare per il bene comune è di grande valore e va perseguito in ogni occasione. Quando non si giunge ad una piena condivisione, ci si lascia illuminare da chi porta responsabilità più grandi e, solo in casi eccezionali per urgenza o complessità, accogliamo il principio della votazione per il discernimento e l’assunzione delle scelte conseguenti. (il come nella parte del “Regolamento operativo degli AdS”)

7. VITA IN ITALIA

7.1 Scelta preferenziale per i giovani e i poveri Gli Amici del Sidamo, attraverso la bellezza del percorso che hanno intrapreso, desiderano rispondere alle urgenze di senso della vita dei giovani e si impegnano a cercarli là dove sono.
Da Don Bosco abbiamo imparato che ogni giovane è un dono di Dio ed è una ricchezza per tutti.
Elementi essenziali della nostra proposta sono:
– l’accoglienza senza limiti che avvia alla conoscenza, l’amicizia che apre alla confidenza;
– l’offerta di un’attività concreta da vivere insieme che accomuna la fatiche di ciascuno e genera soddisfazione per il bene realizzato;
– gli intensi momenti di vita spirituale ricchi di canti e condivisione che permettono di suscitare o riscoprire la gioiosità della fede.

Il tempo passato insieme consente continuità lavorativa e unisce allo sforzo e alla fatica delle diverse attività tempi di conoscenza maggiori e di condivisone più profonda dando l’opportunità, a chi è in cammino, di crescere nel suo impegno, assumendo anche responsabilità organizzative. Diventiamo così responsabili in prima persona delle scelte e delle risposte da dare ai bisogni urgenti dei poveri.

I consacrati coinvolti, le famiglie e gli adulti, nell’aprire l’intimità del proprio cuore, indicano possibili percorsi vocazionali quando vengono riconosciuti credibili e convincenti.
L’urgenza dei poveri, che sentiamo pressante nella nostra vita, ci spinge al desiderio di trasmetterla alle persone che incontriamo finalizzando le nostre attività in risposta ai bisogni della missione.
7.2 Il respiro del Sidamo L’orizzonte del percorso di crescita delle persone è dato dalla fedeltà al gruppo locale e dalla partecipazione al Movimento. Le relazioni ad ampio raggio portano il vigore di una prospettiva della vita in cui ognuno può trovare il suo spazio; il radicamento nella realtà locale matura la generosità gratuita del proprio impegno nella fatica dello spendersi quotidiano.

7.3 Radicati nella famiglia salesiana La storia ci ha portato a prendere coscienza del nostro essere attraverso i salesiani dell’Ispettoria ILE; in continuità desideriamo contribuire alla sua animazione missionaria attraverso l’appartenenza al Movimento Giovanile Salesiano. La condivisione della Spiritualità Giovanile Salesiana ci porta a partecipare e animare le iniziative pastorali locali e ispettoriali.

7.4 Campi di lavoro Il campo di lavoro del fine settimana o di più giorni è l’elemento fondamentale dell’attività del Movimento degli Amici del Sidamo. Le relazioni e i valori trovano in esso concreta espressione.
La linea chiara per tutti quelli che vi partecipano è che si lavora e si sta con i giovani, per i gio¬vani e per i poveri.

È il luogo della fatica del lavoro, dell’incontro delle persone, il tempo della comunione degli ideali, lo spazio dell’incontro con il Signore, la condivisione della familiarità, lo slancio che ci porta ad essere più vicini ai poveri, il terreno accogliente e gioioso che permette il germogliare delle vocazioni.

La pienezza di vita in un campo di lavoro si realizza quando ci sono ragazzi, giovani, famiglie, adulti e consacrati e ognuno contribuisce con la ricchezza della propria persona.
8. RAPPORTO ITALIA – MISSIONE

8.1 Comunione e fiducia La comunione tra la parte degli Amici del Sidamo che lavora in Italia e quella che lavora in missione è fondamentale per la crescita comune del Movimento.
La fiducia reciproca è alla base dei rapporti: ci assicura che le decisioni prese o i comportamenti attuati siano motivati e frutto di comunione, ci dà la forza di condividere le fatiche e ci sostiene reciprocamente anche nella distanza.

9. VITA IN MISSIONE

9.1 Scelta preferenziale per i poveri Il nostro essere in missione è una presenza che valorizza e promuove le realtà locali, creando opportunità di sviluppo e offrendo la nostra disponibilità al servizio.
Il nostro stile è quello di essere persone che stanno con la gente, con l’attenzione preferenziale per i più poveri e bisognosi, non come maestri e donatori, ma come testimoni credibili e amici che si fanno coinvolgere dalle loro preoccupazioni, desideri e bisogni.
La condivisione, attraverso il lavoro quotidiano e comune, è la via prefe¬renziale per immergerci nella realtà locale; impariamo a conoscere e a farci conoscere con la speranza che qualcuno faccia propria la nostra spiritualità.

La radice di questo stile ci è indicata dal Vangelo, che, come via di salvezza, invita a farsi prossimo in forma completamente gratuita.

9.2 Inculturazione Ci poniamo in atteggiamento di rispetto e di ascolto. La conoscenza della lingua, della cultura e delle tradizioni locali è elemento indispensabile per entrare in forte relazione con la gente e per muoverci in autonomia con le persone e con gli organismi pubblici e amministrativi.
Non crediamo di proporre soluzioni promuovendo l’emigrazione verso altri paesi.

9.3 Responsabilità operative L’essere in missione, con la padronanza della lingua e il desiderio di entrare in forte relazione con la gente, porta a mettere a disposizio¬ne le proprie competenze e professionalità.
Le conseguenti responsabilità nascono dal proprio agire quotidiano e non da un ruolo di prestigio ricercato e sono una risposta concreta ad una più profonda richiesta di servizio.

Competenza, professionalità, capacità di ascolto e di dialogo, stabilità nelle scelte possono portarci ad assumere la gestione di progetti a nome del Movimento.
10. PREPARAZIONE ALLA MISSIONE

10.1 Partenza come cammino La partenza nella spedizione estiva è il frutto del cammino di un anno (cammino disponibili) fatto di incontri formativi e di crescita personale attraverso momenti di condivisione ed esperienze di lavoro per maturare un atteggiamento di disponibilità ad accogliere, a mettersi in discussione e al servizio con umiltà.
I disponibili che partecipano al cammino sono invitati a vivere i campi di lavoro.

10.2 Spedizione estiva La spedizione estiva è un’esperienza forte di condivisione vissuta in gruppo a contatto con una comunità di laici e/o consacrati che lavora in terra di missione.
Il cuore della spedizione è la relazione con la gente: mettendosi in gioco in prima persona nel servizio ai più poveri si condivide vita, lavoro, gioco e preghiera, immergendosi nella cultura locale con umiltà, senso di discrezione e di rispetto, per scoprire che ciò che dà senso alla vita è spenderla per gli altri.
Colui che parte ordinariamente rappresenta l’attenzione missionaria del proprio gruppo locale e dell’intero Movimento che lo invia.

10.3 Partenza come chiamata vocazionale Le partenze a medio e lungo tempo sono una chiamata vocazionale che risponde all’urgenza delle missioni, alle esigenze dei giovani e dei poveri, alle chiamate dei volontari, affidandosi al Signore.

Chi desidera partire a tempo lungo si fida degli amici in Italia e in missione che intuiscono la sua partenza come il passo giusto.
È il Coordinamento che decide chi mandare in missione, ovvero chi è pronto a partire, in collaborazione con la Comunità dei volontari; è quest’ultima che individua il luogo della presenza in missione.

Chi parte sente nel cuore di voler restituire tutto il bene che ha ricevuto fino a donare completamente la propria vita.

11. GESTIONE ECONOMICA

11.1 Gratuità
Gli Amici del Sidamo si riconoscono nel valore della gratuità: iniziando a do¬nare piccole cose, ci si allarga al dono del tempo fino ad arrivare ad una gra¬tuità personale piena e assoluta, che è basata sul nostro lavoro, sulla rinun¬cia, sull’autotassazione e sull’autofinanziamento.

Riconosciamo nella fatica e nel lavoro il nostro mezzo più vero per racco¬gliere i fondi necessari al mantenimento dei progetti in missione. Essi sono strumenti fondamentali per educare i ragazzi allo spendersi in prima persona.

Il servizio prestato dagli Amici del Sidamo è personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto, e non può essere retribuito in alcun modo nemmeno dai beneficiari.

Abbiamo profondo rispetto delle finalità per le quali il denaro viene raccolto o ci viene consegnato perché è dei poveri e lo amministriamo con assoluta trasparenza, documentando il nostro operato.

11.2 Autotassazione Crediamo nell’autotassazione come rinuncia personale di ogni singolo e come forma di pulizia nella gestione del denaro.

Per non gravare sulle spese di organizzazione ogni gruppo locale provvede a reperire il materiale necessario alle attività del gruppo stesso cercando di sensibilizzare negozianti e imprenditori e intervenendo di “tasca propria” per coprire eventuali disavanzi.

Segno particolare che interpella tutto il Movimento, soprattutto durante i campi di lavoro, è la “cassetta dell’autotassazione” in cui liberamente versiamo il nostro contributo per sostenere i volontari a tempo lungo in missione.

11.3 Altri sostegni
La nascita e lo sviluppo dei progetti e delle attività delle missioni derivano dalla definizione dei bisogni e delle necessità dei poveri, attraverso uno studio approfondito della realtà sul campo.

Le offerte da parte di pri¬vati sono accettate come segno di condivisione e di riconoscimento dei valori promossi nelle nostre attività. Ci serviamo del sostegno economico di Fondazioni, Comuni, Enti e Ong solo nel rispetto dei presupposti alla base dei nostri progetti.

Una volta all’anno, salvo urgenze, viene effettuato l’invio delle somme raccolte per il finanziamento dei progetti in missione secondo le indicazioni della Comunità dei Volontari con l’approvazione del Coordinamento in Italia.

“Regolamento operativo degli Amici del Sidamo”

Contiene le norme pratiche individuate, le parti più variabili con il passare del tempo e delle situazioni, fa riferimento in tutto al “Progetto di vita degli Amici del Sidamo” e lo rende praticabile. Dice il modo in cui si fanno le cose.
Le due parti così integrate e separate ci aiuteranno nella distinzione del valore delle cose e nella stabilità delle stesse. Ci aiuteranno a dare un volto concreto alle idee e un cuore vero al modo di fare.

Gli Amici del Sidamo sono l’insieme delle persone che condividono gli ideali e la spiritualità descritte nel progetto di vita e partecipano alle attività secondo il cammino di crescita di ognuno.

“Movimento degli Amici del Sidamo” (anche Movimento) è il termine con il quale intendiamo lo svolgersi vitale che, a partire dalle origini, ha portato alla attuale configurazione degli Amici del Sidamo ed è capace di nuovi sviluppi.

L’Associazione In Missione è lo strumento giuridico che sostiene lo spirito e le attività degli Amici del Sidamo nei doveri civili e nelle relazioni formalizzate con parti terze.

Usiamo la dicitura Amici del Sidamo – Associazione In Missione quando vogliamo precisare contemporaneamente lo spirito e la configurazione giuridica che caratterizzano il Movimento degli Amici del Sidamo.
1. SALESIANI DI DON BOSCO E AUTONOMIA, LA NOSTRA SALESIANITÀ (cfr progetto 4)

Relazione con la famiglia salesiana

1.1 Identità laica salesiana In quanto Amici del Sidamo ci connotiamo per la nostra identità laica, che valorizza la presenza delle famiglie con le loro caratteristiche originali rispetto a quelle della vita consacrata. Il nostro coinvolgimento con la comunità religiosa e nella missione educativa deriva dalla condivisione dello stesso carisma salesiano. Il nostro apporto educativo è perciò di piena partecipazione alla Comunità Educativa Pastorale (CEP) e definito nel Progetto Educativo Pastorale Salesiano (PEPS) all’interno della pastorale di un’opera o Ispettoria. La nostra presenza è garantita dagli accordi siglati tra l’Associazione in Missione e l’Ispettoria dove si opera.

1.2 Partecipazione al Movimento Giovanile Salesiano
Ci riconosciamo e operiamo all’interno del Movimento Giovanile Salesiano (MGS) dell’Ispettoria dove ci troviamo e partecipiamo alla Consulta e nelle sedi previste.

1.3 In ambienti non salesiani Quando operiamo in ambienti non salesiani siamo impegnati a portare il nostro carisma specifico e se necessario stipuliamo accordi o convenzioni con le diocesi, gli enti e le congregazioni con cui collaboriamo.
2. ELEMENTI DI COMUNIONE (cfr progetto 5)

2.1 Gruppo locale Il gruppo nasce dove ci sono più persone appartenenti alla stessa parrocchia/oratorio, alla stessa scuola e/o abitano in paesi vicini che hanno voglia di formare un gruppo e di far parte del Movimento.

Il gruppo sceglie al suo interno un responsabile che anima le riunioni, che si forma all’interno del gruppo dei responsabili ed ha a cuore il bene dei membri del gruppo, e un cassiere che gestisce l’aspetto economico.

Il gruppo si incontra mediamente una volta alla settimana per incontri di formazione e/o di organizzazione delle proprie attività e di quelle del movimento e una volta all’anno per un tempo forte di programmazione e verifica. Il suo agire concreto si traduce nell’animazione missionaria del territorio e in attività varie che producono un sostegno economico per le missioni.

Si organizza in modo autonomo e legato alla realtà locale intessendo relazioni sia con la gente che con gli enti/realtà locali secondo lo stile di Don Bosco.

Organizza il proprio campo di lavoro che è l’occasione annuale di coinvolgimento e di invito degli altri gruppi del Movimento.
2.2 Il gruppo dei responsabili È formato da tutti i responsabili dei gruppi locali e da chi assume responsabilità all’interno del Movimento avendo a cuore il cammino degli Amici del Sidamo. Durante l’anno si incontra 4/5 volte, in coincidenza con gli incontri disponibili per un continuo scambio, per creare un clima di amicizia, approfondire la spiritualità e programmare le attività dell’anno, nell’estate condivide un campo lungo.

In questo cammino è coordinato da un piccolo gruppo di persone (respo dei respo) che si mettono al suo servizio, preparano gli incontri e in accordo con il Coordinamento pensano alla formazione in modo tale che per tutti quelli che vi partecipano sia un’occasione di crescita personale e di condivisione delle scelte delle responsabilità da assumere.

In particolare il gruppo dei responsabili ha il compito di:
– curare il percorso formativo dei gruppi locali;
– stilare il calendario delle attività del movimento;
– pensare ed organizzare i campi lunghi estivi ed invernali;
– decidere il percorso formativo dei campi lunghi;
– proporre, valutare e sostenere nuove attività;
– cercare di farsi carico delle fatiche del movimento.

2.3 La Comunità dei volontari Quando un Amico del Sidamo viene inviato in missione dal Coordinamento entra a far parte della Comunità dei volontari. Abita nel luogo dove è chiamato a svolgere il suo servizio e partecipa ai vari momenti di formazione, di cammino e di condivisone della Comunità dei volontari, fra i quali:
– incontro di formazione locale;
– ritiro di conclusione dell’attività estiva (spedizioni);
– incontri periodici di coordinamento e condivisione (ogni 2-3 mesi);
– ritiro annuale.
2.4 Il Coordinamento Il Coordinamento è il luogo del confronto e delle decisioni di indirizzo del Movimento e può coincidere con il Consiglio Direttivo dell’Associazione In Missione.
È composto dalle persone, laici e salesiani, che sono punti di riferimento all’interno del Movimento e scelgono di giocarsi in modo più deciso sia nelle relazioni con i volontari in missione che con le persone in Italia.
Si entra a far parte del Coordinamento per disponibilità o invito, cui segue la conferma del Coordinamento stesso che riconosce doti di credibilità e fiducia in quella persona particolare.
Al Coordinamento giungono le richieste provenienti sia dalle missioni che dall’Italia. Nel confronto profondo e coinvolgente si giunge a risposte valoriali e concrete che tracciano la via al Movimento.
In particolare:
• accompagna l’evolversi dei percorsi dei gruppi locali, dei responsabili, dei disponibili e della Comunità dei volontari;
• si preoccupa dell’andamento dei campi di lavoro dei fine settimana e dei campi lunghi attraverso una partecipazione attiva alle singole occasioni di incontro;
• conferma e sostiene la disponibilità delle persone che si offrono come responsabili dei responsabili o come responsabili dei disponibili;
• accoglie la disponibilità maturata per una partenza a tempo medio e lungo, invia le persone scelte, le sostiene nella fatica del distacco e le invita a partecipare ai propri incontri;
• si confronta con il budget proposto dalla Comunità dei volontari in missione, per condividerne lo spirito;
• valuta ed approva i progetti proposti dalla Comunità dei volontari;
• contribuisce all’espletamento delle diverse incombenze giuridico-economiche dell’Associazione In Missione a sostegno dei membri del suo Consiglio Direttivo;
• è il punto di riferimento per le relazioni ufficiali con i vari soggetti con cui il movimento opera.

Al suo interno il Coordinamento individua il suo coordinatore che ne modera le riunioni, il segretario che redige il verbale degli incontri. Quest’ultimo viene condiviso con tutti i membri, con i volontari in missione e contribuisce a conservare la storia del Movimento.

3.AUTORITÀ E PROCESSI DECISIONALI (cfr progetto 6)

3.1 Comunità dei volontari La Comunità dei volontari nel suo insieme ha autorità sui singoli, i quali sono tenuti a rispettare e dare seguito alle decisioni prese comunitariamente.

Al fine di fare sintesi, la Comunità dei volontari riconosce autorevolezza ad una persona saggia e capace di ascolto che guida i processi decisionali al suo interno. Questa persona viene scelta fra i membri della Comunità e viene chiamata coordinatore o coordinatrice.
Il suo è un ruolo di servizio e non di potere. Non è il capo, ma l’animatore della Comunità.
Tutti sono tenuti a rispettare la parola del coordinatore/trice quando è portavoce della Comunità.

Ogni anno, al ritiro annuale, l’incarico viene rimesso in discussione con la possibilità di rinnovarlo alla stessa persona senza limiti di tempo.

Il coordinatore/trice ha il compito di:
– agevolare la comunicazione tra i membri della comunità;
– fare sintesi degli orientamenti presi dalla Comunità dei volontari e farsi voce delle decisioni stabilite;
– sovraintendere l’organizzazione di aspetti pratici (ospitalità visitatori, ritiri, ecc..);
– rappresentare la Comunità dei volontari in Ispettoria e con altri enti;
– mantenere i rapporti con il Coordinamento;
– di sottoporre, nel caso la Comunità dei volontari non riesca a raggiungere una intesa, il problema al Coordinamento.

Per affrontare alcune problematiche specifiche, la Comunità può farsi accompagnare da persone esterne che aiutano e mediano la comunicazione al suo interno e facilitano la lettura della realtà in cui si opera, per aiutare il discernimento.

3.2 Le responsabilità specifiche della Comunità dei volontari In dialogo con il Coordinamento e i responsabili dei disponibili, la Comunità dei volontari decide i luoghi delle spedizioni. È compito della Comunità dei volontari accogliere e prendersi cura dei partenti.

La Comunità dei volontari accoglie al suo interno un volontario a tempo medio – lungo mandato dal Coordinamento e ne decide la destinazione.

La destinazione ed eventuali spostamenti dei Missionari Laici Salesiani viene deciso dalla Comunità dei volontari in dialogo con gli stessi interessati e in comunione con il Coordinamento.

I singoli volontari rappresentano la Comunità dei volontari e gli Amici del Sidamo nella realtà dove sono mandati. La Comunità dei volontari ha piena autonomia sulla gestione dei progetti nei limiti delle responsabilità che le vengono affidate ed è il riferimento per cambiamenti strutturali dei progetti. Qualora la Comunità dei volontari ravvisasse il bisogno di un cambiamento sostanziale, l’apertura e/o la chiusura di un progetto, lo sottopone al Coordinamento cui spetta la decisione ultima.

3.3 Il Coordinamento I membri del Coordinamento si sforzano di assumere le proprie decisioni collegialmente e all’unanimità. Quando si manifesta l’impossibilità di realizzare in questo modo la comunione in casi eccezionali di urgenza e complessità le scelte saranno compiute a maggioranza semplice.

Il raccordo con i salesiani dell’Ispettoria è tenuto all’interno del Coordinamento dal salesiano che l’Ispettore, in dialogo con il Coordinamento stesso, incarica.

Per la vita democratica dell’Associazione In Missione, i membri del Consiglio Direttivo eletti possono partecipare agli incontri del Coordinamento e hanno diritto di voto per quanto riguarda le decisioni da prendere in merito all’Associazione stessa.

Gli altri membri del Coordinamento partecipano con il proprio pensiero e contributo.

4. VITA IN ITALIA (cfr progetto 7)

4.1 Campi di lavoro brevi I campi del fine settimana, anima del Movimento, si svolgono lungo tutto il trascorrere dell’anno; si adattano alle diverse fasce d’età, coinvolgendo dagli adolescenti agli adulti, e sono strutturati in diversi momenti:
– l’accoglienza, per favorire la conoscenza reciproca;
– il lavoro, nel quale da un lato gli organizzatori cercano le cose da fare e le preparano, dall’altro, chi partecipa al campo presta la sua disponibilità e si impegna per la buona riuscita;
– la serata nella quale il tema proposto viene espresso sia attraverso il gioco, importante occasione per creare un clima di sintonia con il divertimento, sia tramite un momento di condivisione e formazione, preparati in modi diversi dai gruppi locali. Alla “buonanotte” seguono poi gli avvisi sulle attività successive del Movimento;
– la notte, nella quale, nel rispetto del riposo reciproco, si ritemprano le forze e si recupera l’energia per il nuovo giorno;
– la S. Messa, cuore del nostro fare e del nostro stare insieme.
4.2 Campi di lavoro lunghi Nei campi di una o più settimane, il tempo passato insieme permette continuità lavorativa e unisce allo sforzo ed alla fatica delle diverse attività tempi di conoscenza maggiori e di condivisione più profonda.
Alcuni campi lunghi possono essere proposti a differenti età (adolescenti, etc.) o a determinati gruppi di persone (responsabili, disponibili, etc.).
Questo determina la tipologia di lavoro e il taglio formativo degli stessi.
I campi lunghi danno l’opportunità a chi è in cammino di crescere nell’impegno anche attraverso un vero e proprio ruolo organizzativo e sono occasione privilegiata per maturare la propria vocazione
La preparazione dei campi è generalmente affidata ad un gruppo di persone all’interno del quale si dividono le responsabilità specifiche.
Gli elementi strutturali sono:
• il lavoro come esperienza del dono di sé e della fatica del costruire insieme la comunità;
• i momenti di preghiera quotidiani (in genere le lodi mattutine, la messa quotidiana, la buona notte serale, il momento di ritiro o la celebrazione penitenziale) che rinsaldano il nostro rapporto con il Signore;
• gli incontri formativi e i momenti di condivisione (generalmente serali) inseriti dentro la proposta formativa che accompagna tutto il campo (normalmente per questo viene preparato un sussidio/libretto);
• i momenti di gioco e di allegria che rinsaldano la fraternità e creano il clima di amicizia;
• la verifica finale dove ognuno è chiamato a prendersi un impegno piccolo, pratico e preciso;
• la famiglia o comunque una presenza di persone adulte che diventano punto di riferimento al campo soprattutto per passare sempre meglio lo “stile” e accompagnare i giovani nel loro assumersi le responsabilità;
• il salesiano che nel lavoro, nel dialogo personale, nella celebrazione dei sacramenti rende più viva e vera la presenza del Signore che ci chiama a grandi passi verso i poveri nello stile di Don Bosco.
4.3 Altre attività di Movimento Il Movimento degli Amici del Sidamo si caratterizza per la varietà delle iniziative che nascono, si diffondono, vengono realizzate e a volte si ripetono nel tempo prendendo una forma stabile.

Chi le suscita coinvolge gli amici, i responsabili e in quelle più rilevanti il Coordinamento così che siano segno della comunione delle persone. Tra questi individuiamo attività di finanziamento e di animazione missionaria, occasioni di incontri organizzativi, appuntamenti di crescita spirituale e spazi di confronto per ricercare soluzioni a problemi contingenti.

5. RAPPORTO ITALIA – MISSIONE (cfr progetto 8)

5.1 Relazioni personali I rapporti tra la parte degli Amici del Sidamo che vive in Italia e quella che vive in missione vengono mantenuti in essere principalmente attraverso i legami di amicizia.

Il ritiro annuale in missione, condiviso e partecipato dall’Italia con l’invio di rappresentanti, è il momento privilegiato di incontro, comunione e dialogo fra l’Italia e la missione.

Il rientro in Italia dei volontari è un’occasione preziosa di una condivisione profonda della vita in missione.

Le persone che partecipano alle spedizioni estive, i volontari a medio-lungo termine rinsaldano i legami tra la parte del Movimento in Italia e quella in missione.

5.2 Relazioni formali Il Coordinamento, attraverso il segretario, e la Comunità dei volontari in missione, attraverso il coordinatore, redigono e inviano le relazioni degli incontri periodici così da trasmettere notizie, pareri e decisioni. Così pure fanno il gruppo dei responsabili e quello dei disponibili.

Il Coordinamento individua al suo interno una persona che si fa carico delle comunicazioni ufficiali con l’incaricato ispettoriale dei volontari.
6. VITA IN MISSIONE (cfr progetto 9)
6.1 Legami sul territorio

6.1.1 Relazioni con i salesiani
Le relazioni tra volontari degli Amici del Sidamo e i salesiani sono definite nelle varie situazioni da una Convenzione sottoscritta tra l’Associazione In Missione e i superiori salesiani che sarà rivisto a scadenze definite. Tale Convenzione sarà anche condivisa con il superiore ILE a cui facciamo riferimento carismatico ed operativo.
A livello locale i volontari degli Amici del Sidamo inseriti all’interno del PEPS hanno come punto di riferimento per i diversi progetti il direttore o un salesiano da lui designato.

A livello ispettoriale la Comunità dei volontari ha come punto di riferimento per i progetti e per l’aspetto organizzativo e formativo l’incaricato ispettoriale dei volontari.

Il prendersi cura di volontari non inviati dal Coordinamento è responsabilità dei salesiani che li accolgono.

6.1.2 Lavoro in network I volontari pur lavorando in progetti differenti condividono gli aspetti fondamentali delle attività e, quando possibile, mettono in comune risorse, competenze e professionalità.

6.1.3 Relazione con Enti o Congregazioni Gli Amici del Sidamo possono lavorare e collaborare con congregazioni, enti o istituzioni al di fuori della famiglia salesiana, ma nel cui spirito si riconoscono. Questo spirito deve rifarsi comunque all’attenzione ai più poveri, ai giovani, avere finalità educative, sanitarie e di sviluppo, con caratteri di trasparenza e di collaborazione con i locali.

I singoli volontari sollecitati da nuovi bisogni, possono venire in contatto con nuove realtà conoscendole a livello individuale. Queste urgenze devono essere condivise e valutate a livello di Comunità dei volontari.

Quando la Comunità dei volontari ritiene che queste nuove opportunità debbano diventare un impegno e una responsabilità degli Amici del Sidamo che impegna non solo il volontario, ma tutto il Movimento, occorre una condivisione profonda con il Coordinamento perché siano approvate e si formalizzino in accordi tra enti e Associazione In Missione.

Un accordo deve definire almeno tempi, ruoli e responsabilità dei volontari e dei partner con cui collaboriamo. Il presidente dell’Associazione In Missione firma l’accordo. Questi accordi ci tutelano, ci responsabilizzano, chiariscono la nostra identità e la nostra storia di movimento laico.

La forma e il modello di rapporto con enti e congregazioni al di fuori dei salesiani deve essere studiato ed elaborato dalle realtà locali e poi proposto, discusso e approvato dal Coordinamento.

Qualora queste collaborazioni per motivi formali prevedano delle retribuzioni, questi compensi verranno messi in comune, la loro destinazione viene proposta dalla Comunità dei volontari ed approvata da Coordinamento.
6.2 Condivisione tra Amici del Sidamo

6.2.1 Lo stile e gli ambienti Nell’ambito di alcune missioni e progetti è possibile che ci si trovi a vivere nella stessa casa o a lavorare nello stesso progetto. La base per affrontare questa condivisione è un atteggiamento di attenzione, ascolto, pazienza e dialogo nei confronti degli altri.

6.2.2 Gli alloggi Quando i volontari si ritrovano a vivere insieme avranno spazi, risorse e tempi sia in condivisione sia in autonomia. Le case dei volontari, dove possibile, devono essere organizzate in modo da poter utilizzare servizi in modo autonomo, sia per le famiglie che per i singoli, e avere spazi comuni per i momenti di condivisione.

Qualora i progetti dove i volontari degli Amici del Sidamo lavorano offrano anche un alloggio, l’uso di tale casa deve essere concordato attraverso un contratto di comodato d’uso gratuito stipulato fra Associazione In Missione ed ente o congregazione a capo del progetto.

I volontari possono vivere anche in alloggi esterni ai progetti dove lavorano.

6.2.3 I mezzi L’utilizzo di autoveicoli ed altri mezzi segue il principio del servizio e non del possesso. La Comunità dei volontari di volta in volta ne indicherà la modalità di realizzazione più adeguata.

6.2.4 Proprietà Gli immobili e gli automezzi, che si dovessero acquistare per il buon funzionamento dei progetti in missione, saranno intestati alla Chiesa Cattolica.
7. PREPARAZIONE ALLA MISSIONE (cfr progetto 10)

7.1 Spedizioni estive I ragazzi che desiderano partire per la spedizione estiva intraprendono un cammino di formazione che solitamente consiste in 4/5 incontri in un anno ed un campo specifico seguito dal gruppo dei responsabili dei disponibili. Il cammino può durare anche più anni ed essere intrapreso più di una volta.

Al cammino di preparazione possono partecipare tutti coloro che hanno un desiderio forte di spendere una parte della propria vita in missione: chi già ha percorso un cammino nel Movimento, nel gruppo locale o chi vuole iniziare dal principio.

Il cammino di preparazione per la spedizione estiva ha lo scopo di:
– verificare le motivazioni profonde che spingono alla partenza;
– motivare il valore ed il bisogno di una reale disponibilità: ci si mette al servizio;
– far nascere relazioni di amicizia tra i giovani che si sentono chiamati a vivere l’esperienza in missione perché creando, attraverso la condivisione, un gruppo forte di amici si riescono a superare le difficoltà e ad affrontare con serenità i propri limiti e fragilità;
– preparare ad essere non uomini di azione ma di relazione, non uomini che fanno ma che stanno con…;
– preparare ad “entrare in punta di piedi”, mettersi in ascolto senza giudicare: questo è l’atteggiamento per accogliere l’altro;
– formare per stare in missione con lo spirito di don Bosco;
– accompagnare nella scoperta della volontà del Signore attraverso l’affidarsi a Lui;
– avvicinare ad un’esperienza di comunità: vivere non da soli ma in piccoli gruppi inseriti nella comunità locale laica o consacrata. La vita di comunità non si improvvisa in missione;
– far sentire parte di qualcosa di più grande; non si parte da soli ma con alle spalle un gruppo di giovani e famiglie che da anni si impegna in Italia come in missione per mettersi al servizio dei più poveri;
– far sentire a chi parte che si inserisce in una storia costruita negli anni, per questo sentiamo importante la testimonianza di chi ha vissuto l’esperienza gli anni precedenti;
– far conoscere il Paese dove ci si recherà (cultura, tradizioni, lingua,… ): questi momenti sono importanti per avvicinarsi di più alla gente con cui si condividerà l’esperienza;
– accompagnare al rientro in Italia dopo il mese in missione; crediamo che la vera partenza sia il rientro perché si matura una scelta. Le relazioni che si sono create durante il cammino disponibili aiutano a continuare a camminare.

I responsabili dei disponibili portano a compimento il discernimento sui disponibili ed in collegamento con la Comunità dei volontari formano le spedizioni estive informandone il Coordinamento.
7.2 Partenze lunghe Il volontario è colui che è mandato almeno per alcuni mesi in missione dove è chiamato a fare vita di comunità, per questo è necessario che prima della partenza si inserisca nel gruppo locale e nel Movimento.

È fondamentale prepararsi con un cammino di formazione alla comunità sia in Italia che in missione, che potrebbe realizzarsi anche nello sperimentare la vita comunitaria in famiglie accoglienti in Italia.

Chi intende partire per un tempo lungo partecipa al Coordinamento e ad un cammino di crescita personalizzato.
7.3 Formazione dei volontari

7.3.1 Conoscenza della lingua È necessario che i volontari che partono per un tempo lungo abbiano una conoscenza base di inglese. Qualora non fosse così l’Associazione In Missione si fa carico di un eventuale corso di inglese, possibilmente all’estero e di qualche mese.

Per i volontari che danno una disponibilità superiore all’anno è richiesto un corso della lingua locale della durata di alcuni mesi.

7.3.2 Competenze professionali Qualora si ritenesse opportuno, per garantire un servizio maggiormente qualificato, il volontario a tempo indeterminato può partecipare a corsi di approfondimento o specializzazione. Qualora questi corsi fossero prima della partenza sarebbero a carico dell’Associazione In Missione, se fossero dopo la partenza sarebbero a carico del progetto.

7.3.3 L’incaricato dei volontari Riconosciamo al salesiano incaricato a livello ispettoriale di seguire i volontari il compito di animare il loro cammino spirituale e personale. Egli visita periodicamente le missioni dove sono i volontari e partecipa ai loro incontri e ritiri.

La formazione è importante anche per le comunità già formate come strumento per crescere verso una maggior comunione.

8. GESTIONE ECONOMICA (cfr progetto 11)

8.1 Autotassazione Nell’organizzazione e nello svolgimento dei campi di lavoro coloro che li propongono attivano forme di autofinanziamento in modo tale che il ricavato dell’attività sia devoluto interamente alle missioni.

Il servizio prestato dagli associati e dai volontari in Italia e in missione “è personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto, e non può essere retribuito in alcun modo nemmeno dai beneficiari”.
Per questo motivo fra gli Amici del Sidamo e i “simpatizzanti” si attivano forme spontanee e non regolamentate di attenzione e sostegno verso i volontari presenti in Etiopia, soprattutto in occasione del loro rientro in Italia sia momentaneo che definitivo.

I giovani che si rendono disponibili a partire per la missione si autotassano per le spese di viaggio e di mantenimento.

8.2 Il Gruppo Ogni gruppo provvede alla gestione della propria sede, organizza e gestisce iniziative di sensibilizzazione e promozione del volontariato, attività rivolte al reperimento dei fondi necessari al funzionamento dei progetti e al raggiungimento degli obiettivi sia in Italia che in missione, ricorrendo all’acquisto di materiali solo dopo aver cercato di reperire gratuitamente gli stessi.

Contribuisce all’acqui¬sto degli automezzi e al loro mantenimento attivando forme di autotassazione o di sensi-bilizzazione nella raccolta dei fondi necessari con questo preciso scopo.

Il gruppo mantiene i rapporti con enti terzi locali, interessando il presidente dell’Associazione In Missione per la stipula di convenzioni, o per qualsiasi atto che possa coinvolgere la responsabilità dell’Associazione stessa.

La scelta di un progetto, che il gruppo fa per finalizzare un evento, deve essere condivisa con il Coordinamento, e il ricavato dell’iniziativa prescelta deve transitare sui conti intestati all’Associazione In Missione, che provvederà ad inviarlo ai destinatari.

Ogni gruppo nomina un cassiere che tenga ordinatamente la contabilità preoccupandosi di consegnare trimestralmente il resoconto, le fatture, la documentazione e le somme raccolte al tesoriere dell’associazione In Missione.

8.3 La Comunità dei volontari La Comunità dei volontari annualmente invia al Coordinamento una proposta di richiesta per il finanziamento dei vari progetti e per coprire le spese correnti dei volontari presenti in missione. In tale proposta vengono indicati tempi e modalità di invio dei fondi stessi. All’interno del finanziamento dei vari progetti si prevede un fondo di emergenza da gestire e distribuire secondo le urgenze sopravvenute.
Il Coordinamento valuta la proposta, definisce il budget e i tempi di invio delle somme.

La Comunità dei volontari si impegna a trasmettere al Coordinamento il rendiconto dell’utilizzo delle somme inviate dall’Associazione In Missione.

I fondi a copertura delle spese correnti dei volontari, che operano all’interno dei progetti, verranno accreditati su un unico conto che viene gestito comunitariamente a seconda dei singoli bisogni.
Almeno una volta all’anno i volontari si impegnano a versare alla comunità di appartenenza, salesiana e non, la copertura delle spese comuni (telefono, luce, acqua, cibo…).
La Comunità dei volontari decide annualmente l’utilizzo dell’eventuale disavanzo.

La Comunità dei volontari nomina un cassiere che gestisce il fondo comune delle spese correnti dei volontari.
8.4 Coordinamento Il Coordinamento accoglie e valuta le richieste di finanziamento da parte dei volontari che gestiscono in missione i progetti, sottopone la sua approvazione al Consiglio direttivo dell’Associazione In Missione perché ne deliberi l’esecuzione utilizzando le risorse del Movimento e le offerte dedicate ai singoli progetti.

Il Coordinamento è in stretta relazione con il Consiglio direttivo dell’Associazione In Missione per ogni decisione e approvazione in materia economica.
8.5 Associazione
In Missione Chi gestisce un conto corrente intestato all’Associazione In Missione deve puntualmente consegnare al tesoriere anche gli estratti conto della banca, fotocopie di assegni, lettere della banca.

Il tesoriere dell’Associazione raccoglie trimestralmente tutta la documentazione dai gruppi, sollecita per eventuali ritardi e la consegna al commercialista incaricato di tenere tutta la contabilità e di redigere il bilancio.

I revisori dei conti controllano periodicamente la contabilità e il bilancio di fine anno prima che questo venga sottoposto all’assemblea per l’approvazione.

L’Associazione In Missione assicura i volontari in missione e i partecipanti ai campi su eventuali danni derivanti da responsabilità civile e infortuni.

L’Associazione In Missione attraverso il presidente, i consiglieri e i membri incaricati si preoccupa di adempiere agli obblighi amministrativi di legge, mantiene i rapporti con enti pubblici e privati, provvede alla compilazione della relazione annuale da sottoporre alla Regione Lombardia.