Piccoli Casi (Casini) di Oreste Zamboni

Piccoli Casi (Casini) di Oreste Zamboni

Un volontario degli Amici del Sidamo, Oreste Zamboni, ha deciso di pubblicare il libro Piccoli Casi (Casini) e di devolvere tutto il ricavato alla nostra Associazione! Puoi ordinare la tua copia del libro a questo link https://bookabook.it/libro/piccoli-casi-casini/ grazie a Book A Book!

Abbiamo fatto qualche domanda a Oreste per conoscerlo meglio e scoprire qualche informazione sul libro e sul suo trascorso nel Sidamo!

Ci racconti chi sei?

Sono un ragazzo di cinquantasei anni ancora innamorato del mondo. Sono cresciuto a Borgo Misto, un quartiere di Cinisello Balsamo nella provincia industriale di Milano. La vita in una città di periferia ha dato una spinta sociale alla mia personalità.

Ho frequentato il CFP dei salesiani di Sesto S. Giovanni e poi la scuola serale all’ITI, diplomandomi come perito elettronico. Sono stato uno dei primi allievi di Abba Dino nei diciassette anni in cui ha insegnato e coordinato a Sesto.

Ho due figli, Alice ed Emilio, ormai adulti e indipendenti; una nipotina di sei anni, Penelope, di cui sono follemente innamorato. Mia moglie Irene è morta a fine maggio del 2021, dopo una lunga e feroce lotta contro il cancro.

Lavoro da molti anni in una multinazionale di microelettronica in Brianza. Vivo a Bernareggio, dove ho conosciuto i miei “figli” di volontariato e collaboro con loro da qualche mese nelle varie attività del gruppo.

Cosa ti lega agli Amici del Sidamo?

Nell’89, sotto la spinta entusiastica di don Dino (allora si chiamava così), entrai con Irene a far parte degli Amici del Sidamo di Sesto e lì ci fidanzammo durante una riunione.

Fu la mia seconda esperienza di volontariato: la prima, sempre sollecitato da don Dino, prestai servizio per un paio d’anni presso il “Rifugio di fratel Ettore”, un centro d’accoglienza per senzatetto sotto la stazione centrale di Milano. 

Nel ’91 il gruppo di Sesto organizzò il nostro matrimonio, don Dino lo celebrò e ci fu una bella festa al ristorante. Ricordo che a metà pranzo, alcuni amici si cambiarono i vestiti belli della festa con quelli da lavoro per andare a un campo.

Poi nacque Alice e con lei frequentammo il movimento come famiglia: riunioni, campi corti e lunghi. Quattro anni dopo nacque Emilio, Irene perse il lavoro ed ebbe qualche problema serio di salute; decidemmo con rammarico di non essere più presenti operativamente nel movimento, fino al campo vendemmia del 2021 dove mi presentai da solo, con tanto bisogno di liberarmi il cuore.

Don Dino, abba Dino, Dino… amicizia? Anche. Negli anni, Dino è diventato un amico fraterno (parole sue) ed è stato di grande aiuto per fabbricarmi un cuore generoso.

Ma quello che mi lega agli Amici del Sidamo dal profondo è l’aiuto che mi hanno dato i poveri di Etiopia in questi trentatré anni, senza mai chiedermi nulla in cambio.

Mi hanno regalato il valore del lavoro duro e gratuito, della condivisione della gioia e di uno scopo con gli amici, dell’essenzialità e dell’apertura agli altri; tutto questo senza senza toccare il suolo etiope, neppure una volta. È l’eredità che lascerò ai miei figli. Nel mio piccolo, sto restituendo gratitudine, un pezzettino alla volta. Come posso. 

Come mai hai deciso di scrivere un libro? Di cosa parla?

Questo è il secondo libro che scrivo: il primo l’ho donato a Irene per il nostro 25° anniversario di nozze.

È il primo che pubblico ed è nato durante gli ultimi cinque anni. Parla di me, della mia famiglia, della mia percezione del mondo. Molto di Irene.

Sono episodi autobiografici, alcuni buffi, altri surreali. Laddove invento, esprimo opinioni personali e cuore. Tutto senza filtri, come piace a me.

Non è stata una decisione conscia; mi piace scrivere e ho pensato di mettere il sale sulla coda ai miei pensieri, fissandoli con l’inchiostro sulla carta. E poi, non si sa mai, così avrò qualcosa di familiare da leggere per quando sarò vecchio!

Hai deciso di donare tutto il ricavato del libro agli Amici del Sidamo. Da dove viene questa scelta?

Inizialmente, il libro non era destinato alla pubblicazione. Il mio amico Piero, che scrive a tempo perso come me, mi ha dato una mano a sistemarlo e mi ha convinto a pubblicarlo.

La casa editrice a cui mi sono rivolto ha letto il manoscritto e l’ha giudicato pubblicabile previo una campagna di crowdfunding. Dei professionisti hanno detto che questo è un libro: io sono a posto così. Ho vinto!

Quello che arriverà è il pezzettino di gratitudine che restituirò alla gente del Sidamo in Etiopia.