LE BICICLETTE DI ATO AYALE

LE BICICLETTE DI ATO AYALE

Quando uno si immagina su una bicicletta, di solito si pensa a una di quelle belle biciclette vintage che vendono alla Decathlon, con le ruote grandi, pitturate in nero brillante, con il suo cestino stupendo dove portare tutto l’occorrente per un bel picnic.

Invece, oggi, ho pensato di farvi conoscere le biciclette di Ato Ayale. Ato Ayale è un signore di Zway che ha due mogli (una morta, l’altra viva), diversi figli piccoli e grandi in due case diverse (la casa della moglie morta e la casa della moglie viva) e una mucca della quale vende il latte a 20 birr al litro.

Oltre alla sua attività imprenditoriale basata sulla mucca, Ato Ayale ha un posto di riparazioni di biciclette accanto alla clinica del dottore Addisu, sulla strada dove comincia il mercato. Tutti i giorni nel pomeriggio, e tutto il giorno nei due giorni di mercato, Ato Ayale sistema i suoi attrezzi sotto una grande acacia che cresce a metà strada, e lì ripara le biciclette scassate che la gente gli porta. Ogni tanto le biciclette sono talmente rotte che Ato Ayale le compra al proprietario, perché non vale la pena ripararle.

Uomo di lunghe vedute, Ato Ayale ripara queste biciclette, e poi le affitta ai bambini che girano intorno al mercato. Per un birr, puoi fare un giro fino alla porta del carcere e tornare. Più o meno dieci minuti. Finito il tempo, se non sei tornato, Ato Ayale manderà i bambini della fila che aspettano la bicicletta per vedere se ti è successo qualcosa. Se tenti di imbrogliare e non vuoi ridare la bicicletta, sii certo che Ato Ayale ti prenderà per il collo della maglietta, ti tirerà due pugni che ti stenderanno per terra (senza farti troppo male: Ato Ayale non vuole guai, vuole solo le sue biciclette) e si riprenderà la sua bicicletta per il prossimo bambino. Quando succedono questi episodi di giustizia, tutti gli altri bambini seguono Ato Ayale nella sua caccia della bicicletta e, quando Ato Ayale torna al posto spingendo la bicicletta ripresa, urlano “Ayale, Ayale!”, soddisfati di vedere la giustizia compiuta.

Le biciclette di Ato Ayale sono di tutti e di nessuno, se non di Ato Ayale e sono fatte di pezzi appartenenti ad altre biciclette. Sono biciclette che hanno vissuto tanto, che hanno portato tanti bambini.

Credo che la mia vita qua sia come una di queste biciclette. Qualcuna ha i pedali belli, e qualcuna ha solo le sbarrine di ferro al posto dei pedali. Io in questi anni ho avuto un mucchio di pedali, amici che mi hanno sempre spinto in avanti. Qualcuno, come succede con le sbarre, ti si inchioda nei piedi nudi. Qualcuno fa la marcia più forte, più veloce, più semplice, più leggera.

Il manubrio, che solitamente appartiene a un’altra bicicletta e mai si abbina con il resto del telaio, te lo controlla Ato Ayale prima di darti la bicicletta. Così puoi scegliere l’albero sul quale schiantarti. Perché le biciclette di Ato Ayale non hanno né freni né luci. Tanto, non servono. Sono fatte per un giro limitato, finito. Un giro però meraviglioso. Non sono fatte per andare di notte, ed è per quello che non servono le luci, ne sono fatte per gli adulti, ed è per quello che non servono i freni. I bambini frenano con i piedi e sanno che con i loro piedi basterà. Hanno una fiducia irrazionale nel potere dei loro piedi.

Nessun adulto affitta mai le biciclette di Ato Ayale. Se non hai imparato ad andare in bicicletta, hai paura delle biciclette. Se sai andare in bicicletta, sicuramente ne hai già una a casa. Non ti serve il giro di un birr. Durante tutto il pomeriggio, i bambini del quartiere e anche quelli venuti dalla campagna accompagnando le loro famiglie al mercato, fanno questi giri a velocità suicida. Urtano mucche e carri, signore e anziani, e alle volte si sentono le loro urla di gioia. C’è chi, weekend dopo weekend, ha imparato ad andare veramente bene. C’è chi sta ancora imparando, e alle volte Ato Ayale lo aiuta a prendere il ritmo, la marcia, mentre controlla con l’altro occhio che nessuno gli porti via le altre biciclette.

Immagino…

A me, bambino della campagna a Zway nel giorno di mercato, sta per finire il mio birr di bicicletta. Tra poco mia madre mi chiamerà, e mi dirà che devo andare a casa, che il carro sta partendo. Dovrò radunare le mie cose, quel poco che ho comprato al mercato: le uova, la farina, il grano, le scarpe nuove di plastica, il cestino dove mia madre ha messo le verdure, i miei fratelli e le mie sorelle. Mi attendono diverse ore sul gari (carretto trainato da asino o cavallo, ndr), insieme alla mia famiglia, dove ricorderò le biciclette di Ato Ayale, le emozioni provate nel giro di un attimo. E conterò i giorni che mancano finché avrò un altro birr per fare un altro giro. Perché al buio della povertà, vicino a sogni mancati, il ricordo delle biciclette di Ato Ayale è qualcosa di straordinario. La vedete? La mia bicicletta è lì, appoggiata sulla acacia. Ato Ayale ha giusto controllato il manubrio, che era troppo grande per me e che avevo storto nelle botte che ho preso, e se i pedali sono fissati bene.

Avete avuto fortuna e il sedile è anche quasi morbido. Ma tanto siete bambini. Ai bambini non fa mai male il sedere dopo essere andati in bicicletta. Avete un birr? Avete fiducia nei vostri piedi? Dovete solo non scontrarvi con nessuno, dovete solo avere l’illusione di arrivare più lontano, di andare veloci, veloci, anche se sapete che sarà solo per pochi minuti. Ma, ve lo dico dal fondo del mio cuore, saranno i minuti più belli del vostro giorno di mercato. E, magari, anche della vostra vita.

Teresa