La strada verso la versione migliore di noi

La strada verso la versione migliore di noi

Il sidamo come scelta

Scegliere il Sidamo. Ormai non è più un’opzione tra i vari impegni, ma una scelta di stile. 

In diversi momenti della nostra vita insieme ci siamo ritrovati a fare ordine delle priorità e delle strade da seguire. 

Solitamente, da fidanzati prima e da sposati poi, lo facciamo su un tovagliolino di carta di un bar. La prima volta eravamo fidanzati da poco, la Fra stava per partire per uno/due anni per l’Etiopia e, pur essendo molto fresca la nostra storia, ci siamo buttati dopo aver ponderato tutte le possibilità che ci si prospettavano. La seconda volta eravamo in Etiopia. Stavamo facendo il bilancio dei primi mesi di distanza per provare a capire cosa sarebbe successo l’anno dopo. Poi c’è stato il rientro in Italia e via, tovagliolino dopo tovagliolino.

La domanda non è mai “cosa facciamo?” ma “chi vogliamo essere? come vogliamo far parlare le nostre vite?”. Un tentativo arduo quello che ci chiede la fedeltà a una vocazione missionaria. Proviamo a declinarlo, come riusciamo, attraverso piccole scelte quotidiane. 

La porta aperta e un tavolo allungabile per poter condividere la quotidianità con chi passa, con chi cammina con noi ma anche con chi in qualche modo si trova sulla strada accanto alla nostra per un breve periodo. 

Scelte ecologiche, pochi packaging da supermercato, provare a ridurre l’usa e getta. Perchè sappiamo che le nostre scelte di tutti i giorni inficiano sulla nostra madre comune e, soprattutto, abbiamo visto che, se da noi ci sono giornate di vento o stagioni impazzite, altrove c’è siccità e carestia. Fame. 

L’impegno. Concretamente cerchiamo di nutrire il nostro tempo con la condivisione di momenti, giornate, sogni, fatiche per concretizzare ciò che vuol dire “Sidamo”. 

Il lavoro. Perchè insegnare ed educare con questo Stile dà un senso diverso, che è Vocazione ed attenzione all’Altro con occhi non assistenziali ma rivolti verso un Bene più grande, convinti che il mondo si può cambiare, se ci proviamo.

Il matrimonio e l’attesa di nostra figlia Michela. Dire sì alla Vita e celebrarla insieme, anche in un momento difficile come quello della pandemia. Se pensiamo al 17 aprile scorso, giorno della Messa del nostro Matrimonio, non possiamo che essere colmi di gioia vera. Eravamo di fronte a Dio, con una chiesa gremita di amici a cantare la passione per la gioia e la libertà. È stato veramente un inno alla Vita. La gebenà (caffettiera etiopie), un quadro colorato e l’icona della moltiplicazione dei pani e dei pesci sono stati i tre doni che abbiamo portato all’altare: accoglienza, risposta creativa alla vita, dono di sè. 

Ma non sempre tutto è facile, chiaro ed immediato. Ci sono momenti di incertezze, di discernimento, di crisi e di fatiche. Ed è proprio quando siamo di fronte a nuove decisioni, a nuove strade da percorrere, non possiamo fare altro che fermarci, prendere una biro ed un nuovo tovagliolino e tornare lì, al Centro. A Noi. Agli Amici. All’Etiopia.

A quella che non è stata esperienza o viaggio soltanto, ma che è Vita. Viaggio che non si è fermato con il rientro in Italia ma che è ripartenza, perchè le nostre scelte possano essere la voce, gli occhi e le mani di chi abbiamo conosciuto, per non tradirli. Vita in mezzo agli altri, contro gli egoismi e la solitudine, che si mischia, che si arricchisce e si colora di nuove sfumature. E allora non si tratta che riconfermare quella scelta, giorno dopo giorno, con piccoli passi alla volta e costruire ancora, nella stessa direzione.

Luca e Fra (+Michi)