La sfida della quotidianità

La sfida della quotidianità

Se ripenso a quando ho incontrato il Sidamo per la prima volta alle scuole superiori non mi sarei aspettata di arrivare a dire che per me potesse essere una scelta di vita, era solo un bel modo di passare del tempo con gli amici.

Ricordo lo slancio con cui ho vissuto i primi campi: ero contenta di consolidare alcune amicizie e crearne di nuove, di lavorare facendo cose che nella mia vita “normale” non avrei mai provato, di passare un po’ di tempo fuori di casa e di mettermi alla prova.

Con il passare del tempo andando ai campi ho scoperto che nel Sidamo ci sono tanti valori che sento miei: essenzialità, condivisione, comunità, missionarietà. Sempre andando ai campi ho avuto la possibilità di incontrare tante persone che mi raccontavano delle loro esperienze di vita, che mi parlavano di scelte radicali e mi raccontavano dell’Etiopia.

Spinta dalla voglia di capire se dietro il mio fare Sidamo ci potesse essere qualcosa di più e dalla voglia di dare un volto alle persone per cui in Italia stavo lavorando, pensai che forse era arrivato per me il momento di partire. Così ho partecipato al cammino disponibili e nell’estate del 2016 sono partita per Asco. Ogni volta che ripenso al mese che ho passato dalle sisters provo sentimenti contrastanti: c’è tanta ingiustizia, fatica, rabbia, ma anche forza e vita. Stare ad Asco mi ha dato una batosta gigante, mi ha intasato di domande e mi ha fatto capire quanto poco ero consapevole di ciò che non era strettamente parte della mia realtà quotidiana.

Sono tornata in Italia piena di domande aperte, ma con la consapevolezza che avevo incontrato un pezzo di mondo diverso e poco considerato e che, almeno io che lo avevo visto, dovevo combattere per quello.

Da quell’estate ho passato ancora più tempo nel Sidamo perché sentivo la necessità di avere confronto, di crescere, di capire e di essere capita. Penso che sia proprio da qui che il Sidamo ha iniziato ad essere una scelta consapevole per me.

Dal 2016 ad oggi è passato un po’ di tempo: c’è stata una seconda partenza nel 2018 che ancora una volta mi ha ricordato chi voglio essere e da che parte voglio stare, ma ci sono stati anche periodi di conflitto in cui ho pensato che il Sidamo non facesse per me.

Parlare di Sidamo come scelta di vita per me non è facile e un po’ mi spaventa, perché crescendo le questioni in ballo sono diventate sempre più importanti: mi sento chiamata a prendere impegni e responsabilità, ad avere cura di chi incontro, a testimoniare, a spendere il mio tempo e a cercare di capire cosa ha a che fare tutto questo con il mio futuro.

Quindi cosa vuol dire per me alla fine scegliere il Sidamo quotidianamente? È una sfida, è cercare di ricordare che tutte le possibilità che ho sono preziose e vanno sfruttate, è condividere il tempo e le fatiche, è cercare di essere accogliente nelle relazioni, è tenere gli occhi aperti e farmi delle domande su quello che vedo, è mettere le persone al primo posto, è cercare giustizia.  

È una domanda su cui mi sento sempre in cammino, se vuoi provare a darmi una mano a capirla di più sai dove trovarmi!

Un abbraccio

Laura  

 

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