Essere missionari oggi

Essere missionari oggi

È davvero importante dire ogni giorno come vogliamo vivere la nostra vita, dircelo chiaro e far vedere con i fatti che crediamo veramente di voler andare nella direzione opposta a quella del mondo”.


Questa è una frase che ripeteva spesso Giulio Rocca, missionario dell’OMG, ucciso dai terroristi in Perù.
E a mio avviso è questo il significato di essere missionari oggi; è proprio un andare controcorrente. L’essere missionario non è soltanto prendere e andare in terra di missione, ma è uno stile di vita, è un farsi carico dell’altro, è un essere attento al mio prossimo: compagno di classe, amico o amica, fratello o sorella, vicino di casa, ecc. Ma per fare questo e quindi per essere missionario abbiamo bisogno innanzitutto di accettare di non essere noi il centro, di accogliere la vita come un dono che non si può sprecare, un dono che non è solo per me, ma che è chiamato a essere condiviso.


Ecco che allora non è un semplice condividere qualcosa, ma dare via qualcosa di me, dal mio tempo, alle mie energie, ai miei programmi, fino a dare proprio mesi o anni a servizio dei più poveri; ecco che la missionarietà è un cammino serio, è una scelta di come voglio vivere, che ti porta a spogliarti delle tue certezze per lasciare che l’altro da te possa entrare davvero nella tua vita.
Solo così il mio servizio missionario non diventa un qualcosa che faccio nel tempo libero, o per semplice volontariato, ma diventa parte di me; è un qualcosa che non è scisso dalla mia vita, ma che mi caratterizza, che fa si che la mia vita sia una condivisione vera e autentica.

È in questa condivisione di vita con l’altro, magari con chi è meno fortunato, con chi ha di meno di me, che la mia vita incontra un senso diverso, un senso nuovo che sconvolge ogni mia certezza, che scombussola tutti i miei programmi; che mi chiede di fermarmi e mettere ordine nella mia vita, ma che soprattutto mi porta a ricercare un senso più vero e autentico per vivere, per dare risposta a quel desiderio di bene che è scaturito dall’incontro con l’altro.

L’essere missionario, se davvero è vissuto come stile di vita, non può non portare a una sete di Infinito, una sete di Amore che trova il suo compimento in chi più di tutti ha fatto della Sua vita un dare la vita per noi: Il Signore Gesù. L’incontro con l’altro, con il povero, se vissuto con cuore libero, disponibile, ti porta ad accorgerti che alla fine i veri poveri siamo noi, che abbiamo bisogno di essere salvati più di loro, che abbiamo bisogno di toccare con mano un Amore che si consuma per l’altro.

Giubba

 

2 risposte

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