Don Bosco a Mekanissa

Don Bosco a Mekanissa

Ore 13,30, il suono di fischietto nell’aria è il segnale aspettato. I cancelli vengono spalancati a spinta da orde di bambini scalmanati, che quasi si calpestano l’un l’altro tanta è la foga di entrare in Oratorio. Nuvole di polvere si alzano dal suolo e ciò che ne emerge è una marea di ragazzini, dai 5 ai 13 anni circa, che tra spintoni e schiamazzi si buttano a capofitto nel compound per accapparrarsi un posto sulle gradinate, dove da lì a poco il program avrà inizio.

Eh già, perchè oggi, domenica 31 gennaio 2021, è una domenica speciale. Si festeggia Don Bosco. Proprio oggi in tutte le case salesiane del mondo si è tenuta una messa in sua memoria; noi stessi la mattina abbiamo partecipato a quella nella casa madre di Goterà, celebrata dal nunzio apostolico alla presenza delle varie componenti della famiglia salesiana. Ma è il pomeriggio che ci regala i festeggiamenti migliori, perché a Mekanissa, oggi pomeriggio, Don Bosco viene festeggiato in maniera speciale: dai ragazzi, tra i ragazzi.

Don Bosco. Questo nome è da tutti conosciuto a Mekanissa, quartiere alla periferia di Addis Abebacapitale d’Etiopia, perchè associato alla missione salesiana che l’Oratorio (e la scuola e la parrocchia) ospita da oltre trent’anni. Questo nome, per i ragazzi e le ragazze che vivono nei quartieri limitrofi, è sinonimo di spazio in cui giocare correre e divertirsi, di accoglienza ricevuta, di spensieratezza giovanile, di desiderio di crescere… e consapevolezza nel sentirsi amati. E la giornata vissuta oggi è stata un bellissimo esempio di tutte queste caratteristiche messe insieme.

Preghiera iniziale sulle gradinate del Centro guidati da Donatosalesiano coadiutore che l’Oratorio di Mekanissa ha creato una trentina di anni fa e che tutt’ora ne è l’unico indiscusso animatore. Al suo fianco Abba Isidoro (direttore della comunità) e perfino i prenovizi, testimonianza di un’inusuale collaborazione quale non si vedeva da tempo. Ed allora un secondo suono di fischietto e la giornata prende il via, in un fuggi fuggi generale verso i vari giochi a stand: barattoli, canestri, goal e freccette solo per citarne alcuni… e la possibilità, con i ticket guadagnati, di accedere agli ambiti premi. Premi, in quest’anno particolare, che non arrivano dall’Italia come solitamente accadeva: il covid (e le conseguenti limitazioni di movimento) hanno impattato, oltre che sulle finanze del Centro, anche sull’afflusso di maglie e scarpe che solitamente venivano donati dagli affezionati beneffatori dall’estero. Quest’anno ci si è dovuti accontentare di quaderni e biscotti, anche se “accontentarsi” è una parola che stride con l’atteggiamento pretenzioso dei ragazzi, abituati da sempre ad ottenere molto e pretendere sempre di più. Ma quest’anno va così, i premi sono quelli che sono e poco importa perché è il divertimento che la fa da padrone.

Finiti i giochi a stand è il momento dei tornei a squadre: tiro alla fune e corsa nei sacchi. E chi non partecipa fa il tifo dalle scalinate. La gettoni kefel, stanza con ping pong e biliardini, è stipata all’inverosimile.

Non tutto fila liscio, ci mancherebbe. Qualche scazzottata non manca mai, un litigio per il turno in fila o una qualche altro sgarbo subito, ma non era così anche Valdocco?

Quello che all’apparenza salta all’occhio, guardando distrattamente la scena che tutto il pomeriggio ci si svolge davanti, è un caotico ammasso di ragazzi di tutte le età intenti a sfogare la propria gioventù. Ma un osservatore un po’ più attento non può non notare alcuni piccoli particolari che rendono una giornata del genere, all’apparenza così simile ad una domenica qualunque, una domenica speciale. Ragazzi e ragazze, maschi e femmine, che giocano assieme, in un momento di integrazione quali è raro trovarne qui in Etiopia. Integrazione accentuata anche per la differente tipologia dei ragazzi che partecipano oggi a questo pomeriggio di festa. I beneficiari dello Youth Center, progetto anch’esso messo in piedi da Donato, che offre sostegno economico e socio/educativo a oltre 300 ragazzi in condizioni di povertà, in una delle aree più prive di opportunità di tutta la città. Al loro fianco i ragazzi del quartier in cui l’Oratorio è inserito, bimbetti di tutte le età che la domenica non hanno altro posto se non questo in cui venire a passare il tempo e divertirsi. Ed oggi questa festa così speciale è impreziosita da un’ulteriore presenza, imprevedibile e proprio per questo ancor più sorprendente: i ragazzi e le ragazze di Asko, orfanotrofio gestito dalle Sister di Madre Teresa, che sono stati invitati a godersi una giornata di svago e divertimento.

E sotto il caldo sole pomeridiano, mentre passeggio tra uno stand all’altro facendo qualche foto per tramandare ai posteri la bellezza di questa giornata, mi pongo una domanda, di cui inconsciamente so già la risposta. Se Don Bosco avesse dovuto scegliere un posto, oggi, da visitare nel giorno della sua festa… non avrebbe potuto sceglierne altri che Mekanissa. Una delle sue frasi celebri mi torna alla mente. “Unico è il mio desiderio: vedervi felici nel tempo e nell’eternità”. Oggi sarebbe stato contento di vederlo avverato!

 

4 risposte

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