Cultura etiope

I popoli dell’Etiopia

In Etiopia vi sono moltissime etnie, circa 80, si parla infatti di un mosaico etiopico. Pertanto è impossibile parlare di un “etiope medio”.
Di seguito si riportano le caratteristiche delle popolazioni più numerose e con cui capiterà di venire a contatto.

I Tigrini
Guerrieri dallo sguardo duro, abituati ad ogni fatica, testardi e determinati. Sono queste le caratteristiche che si ritrovano ancor oggi in questo popolo a cavallo tra Etiopia ed Eritrea.
Orgogliosi eredi della grandiosità di Axum e dell’isolamento monastico di Debre Damo, i Tigrini, da sempre, sono stati i rivali degli Amhara, degli Shoani, così lontani da queste montagne, eppure così decisi a comandare su tutte le sponde degli altopiani. È una rivalità secolare, un conflitto continuo e sanguinoso per il potere: il Tigray è sempre stata la regione abbandonata, insofferente, inquieta, a cui gli imperatori amhara hanno guardato con diffidenza e preoccupazione. Una regione difficile da controllare: i ras tigrini hanno sempre mal sopportato il dominio dei nobili shoani.
Hanno uno spiccato senso della gerarchia con i consigli di villaggio (i baito) al centro del potere locale. Sono agricoltori sedentari, hanno un legame profondissimo con la loro terra. Sono cristiani copti influenzati dal monastero di Debre Damo e dalle grandiose chiese scavate nella roccia (rock churches) attorno a Makallè.
Le loro terre sono aspre, sassose, aride. L’agricoltura è una continua sfida.

Gli Amhara
Conservatori, testardi, dispotici, fatalisti. Oppure: aristocratici, orgogliosi, fieri. La forza della nobiltà e del clero risiedeva in rituali costanti, nella potenza millenaria di una tradizione che si perde nella notte dei tempi, nell’autorità del Cristianesimo, nella solitudine e nell’isolamento della vita della corte e dei nobili. Attorno alla sacralità dell’impero vivevano milioni di contadini avvolti nello shamma, nel tessuto di cotone grezzo come unica difesa contro il gelo dell’altopiano.
Le feste, le cerimonie erano momenti di catarsi solenne, quasi trance collettiva che ripagava da ogni fatica e sottomissione.
L’amharico è la lingua ufficiale, parlata ad Addis Abeba, nel Gojjam, a Gondar e nel Wollo occidentale, ma è insegnata ovunque.
Fuori dalla città, il villaggio amhara è molto più simile all’insediamento di una famiglia allargata che a un vero e proprio paese.
I tukul circolari hanno il tetto di canniccio, sono privi di cappa fumaria e le pareti sono di cicca (fango). Un palo al centro della casa sostiene il soffitto. La pianta circolare riprende l’architettura delle chiese copte.
L’idea del fato, del destino è inseparabile dalla cultura amhara; la vita del contadino amhara, del suo villaggio, della sua famiglia è disciplinata dal volere di Dio. È una civiltà rurale e tradizionalista. Gli Amhara sono stati per secoli l’etnia dominatrice.
Il partito degli Amhara (AAPO) non accetta un potere da condividere con i tigrini.

Gli Oromo
Sulla bandiera della regione Oromo spicca un colossale sicomoro, l’albero della pace, sotto la cui ombra si riuniscono le assemblee più importanti. Controllano una regione che con un immenso arco va dai confini con il Kenia fino alla regione di Harar e sfiora le frontiere con il Sudan dal lato opposto.
Sono il popolo più numeroso del Corno d’Africa, quasi la metà della popolazione etiopica.
Gli Oromo stanno vivendo gli anni della loro rivincita storica: per secoli, per i padroni dell’Etiopia, non sono mai esistiti. Erano disprezzati come galla, i pagani, gli stranieri.
Gli Oromo, in realtà, sono una confederazione di popoli originari dell’Etiopia: dal loro capostipite derivarono i Borana e i Barentu. L’albero genealogico si è poi diviso in 6 gruppi principali e 200 sottogruppi. La loro regione di insediamento era attorno ai monti Bale. Hanno vissuto per secoli nella zona meridionale degli altopiani. Erano considerati sedentari che divennero pastori solo dopo le migrazioni verso i bassopiani. Infatti un complesso sistema sociale ha creato le condizioni per gli spostamenti di intere generazioni di Oromo verso i bassopiani oltre alle pressioni di altri popoli dell’Etiopia, dando vita ad un singolare espansionismo.
La storia di questo popolo è segnata da un’imponente migrazione del XVI secolo: migliaia di Oromo si spostarono verso lo Shoa, l’Amhar e a occidente verso la regione del fiume Gibe. Cercavano terre ricche e fertili. Nacquero perfino staterelli Oromo. Attorno al 1800 furono disegnati i confini di 5 regni oromo nell’Etiopia occidentale, il più importante dei quali aveva Jimma come capitale. I piccoli regni non resistettero all’aggressione amhara. Da allora gli Oromo vennero bollati come “Barbari affondati nell’oscurità e nell’ignoranza”, utilizzati come abili guerrieri a cavallo.
In maggioranza musulmani, sono contadini, allevatori, pastori, seminomadi o sedentari.
Assieme ai Tigrini, gli Oromo sono stati tra i protagonisti della lotta contro Menghistu, benché questi stessi fosse di origine Oromo.
Ancor oggi, una parte degli Oromo guarda con diffidenza ai governanti di Addis Abeba; l’Oromo Liberation Front (OLF) ha scelto l’opposizione armata contro il governo.

I Sidamo
Provenienti probabilmente dalle vallate del fiume Dawa, solo nel 1400 cominciarono una lunga e contrastata migrazione-conquista verso terre fertili più a nord. Un secolo più tardi erano una forte entità autonoma: solo alla fine del 1800 gli eserciti Amhara di Menelik cancellarono la nazione Sidamo.
L’etnia fu incorporata nel nuovo stato etiopico. Fu un dominio instabile per decenni: i Sidamo si allearono con gli Italiani durante l’invasione fascista pur di scrollarsi di dosso il potere amhara. La vendetta amhara, dopo il 1941, fu spietata.
Anche se convertiti all’Islam o al Cristianesimo, i Sidamo conservano un loro immenso universo animista. Le pratiche magiche sono rituali costanti nella vita quotidiana dei Sidamo
Sono pastori nomadi diventati sedentari, discendenti da due capostipiti: Bushe e Maldea.
Sono ancor oggi organizzati in forma rigidamente gerarchica: al vertice vi sono i nobili, e quasi degni dello stesso potere, vi sono gli uomini liberi. Sottomessi a questi vi sono gli artigiani, considerati come iettatori, e i servi, i discendenti degli schiavi.
La circoncisione è l’atto finale, il rito sancisce l’ingresso nell’età della saggezza. Si diventa anziani, si raggiunge il gradino più alto della scala sociale.
L’anziano è il depositario del sapere, è un uomo puro, deve essere rispettato. La sua benedizione è ricercata, la sua maledizione temuta.
Il consiglio degli anziani decide su ogni aspetto della vita sociale dei Sidamo: sulle dispute terriere, sui litigi, sui pagamenti delle doti nuziali. Non solo, gli anziani sono i guaritori del villaggio.
All’altro capo della scala sociale vi sono le donne, le quali non hanno voce, sono subalterne, private di ogni genealogia, diventano di proprietà della famiglia del marito.

 

Lora del giorno

La giornata è divisa in due parti da 12 ore ciascuna, si parte dalle 6 del mattino alle 18 della sera e dalle 18 alle 6 del mattino.

Per esempio le nostre 7 di mattina equivalgono all’1 del mattino per gli etiopici. Le nostre 3 del pomeriggio sono le 9 del giorno.

Le ore vengono riportate nel seguente modo:

3:00 p.m.           = 9:00         $ettegn saat

3:10 p.m.           = 9:10         $ettegn ke-asser

3:15 p.m.           = 9:15         $ettegn ke-rub

3:30 p.m.           = 9:30         $ettegn te-kull

dopo la mezz’ora si inizia a sottrarre dall’ora successiva

3:35 p.m.           = 9:35         le-Asser haia ammest guddai

3:45 p.m.           = 9:45         le-Asser rub-guddai

 

Il calendario

In Etiopia è in vigore il calendario giuliano, questo fa sì che l’Etiopia sia in ritardo sul nostro calendario gregoriano di 7 anni e 8 mesi.

L’anno etiopico è costituito da 365 giorni divisi in 12 mesi da 30 giorni ciascuno.

I 5 giorni rimanenti (6 negli anni bisestili) formano il 13° mese detto pagume (per questo la pubblicità classica dell’Etiopia è “13 mesi di sole”).

L’inizio dell’anno (1 di meskerem) corrisponde all’11 settembre. Il Natale etiopico cade il 7 gennaio.

Meskerem                   11 Settembre – 10 Ottobre

Tikemt                        11 Ottobre – 9 Novembre

Hedar                         10 Novembre – 9 Dicembre

Tahesas                       10 Dicembre – 8 Gennaio

Tir                               9 Gennaio – 7 Febbraio

Yekatit                       8 Febbraio – 9 Marzo

Megabit                      10 Marzo – 7 Aprile

Meyazeya                   8 Aprile – 8 Maggio

Genbot                       9 Maggio – 7 Giugno

Senay                         8 Giugno – 7 Luglio

Hamle                         8 Luglio – 6 Agosto

Nehase                       7 Agosto – 4 Settembre

Pagume                      5 – 10 Settembre

 

La lingua

Il ghe’ez è la grande lingua classica e storica degli altopiani. La corte imperiale di Axum parlava ghe’ez: lingua dotta e complessa, una delle lingue scritte più importanti dell’antichità, capace di esprimere qualsiasi suono.

Il crollo del regno di Axum mise in crisi il ghe’ez. Tra il IX e X secolo era ormai scomparso dall’uso comune. Il ghe’ez riuscì a sopravvivere nei monasteri, nelle chiese, nelle oasi sacrali del clero copto come lingua letteraria, culturale e liturgica, lingua scritta dalla nobiltà abissina.

La corte dei presunti eredi dei salomonici si era rifugiata nel cuore degli altopiani e qui il ghe’ez entrò a contatto con altre lingue come i dialetti oromo. Il ghe’ez si modificò e dalla contaminazione nacque l’amharico.

L’alfabeto è composto da 37 segni basilari e 214 modificazioni esprimono le combinazioni vocali.

 

Gli oromo parlano una lingua di origine cuscitica che utilizza i caratteri latini. Il ceppo principale è suddiviso in innumerevoli dialetti e sottolingue. Anche il somalo, l’afar e il sidamo sono lingue cuscitiche.

 

Il rito del caffé

Il caffè (bunna) in Etiopia è una cosa seria, non è solo una delle ricchezze del sud del paese, è un rituale magico, di grande importanza nella vita quotidiana di ogni etiopico, di straordinario rilievo nei giorni di festa. La preparazione deve essere accurata: sul pavimento vengono sparsi fili d’erba verde. È quasi un piccolo tappeto dove viene poggiato il tavolinetto per le caratteristiche tazzine senza manico. L’incenso è stato già bruciato e il profumo è intenso. Sull’erba vengono sparsi petali di fiori rossi. Durante l’attesa, si offre pop-corn (zuccherato). Il caffè viene tostato sul fuoco, gli ospiti ne assaporano il profumo agitando le mani e spingendo il fumo contro la propria faccia. Il caffè, una volta pestato, viene bollito in un’anfora d’argilla: il filtro, sul beccuccio, è di crine di cavallo. Il caffè, fosse solo una goccia, viene versato in ogni tazzina. Bisogna bere le tre tazzine tradizionali. Il rito del caffè invoca gli spiriti: ogni giorno ha il suo folletto. Spesso con il caffè si mangiano datteri e frutta.

 

Il ciat

Il ciàt (o kat) è un arbusto simile alla camelia e al tè, è endemico dell’Etiopia.

Generalmente viene masticato. È una droga leggera che dà energia, eccita leggermente, regala sensazioni di stordimento e benessere. Se preso insieme all’alcool danneggia in modo irreversibile le funzioni del cervello.

 

Il saluto etiopico

Il saluto in Etiopia è qualcosa di molto più profondo rispetto ai nostri saluti frettolosi e fugaci, è un rituale che si ripete, alle volte in modo quasi esasperato. Il gesto consiste in una stretta di mano accompagnato dall’incontro, delicato, delle rispettive spalle destre. Ci si scambia più volte i convenevoli l’un l’altro chiedendosi alternativamente come stai, come stanno i vari parenti ecc. e rispondendo a propria volta.

 

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