Cosa succede in Etiopia – puntata 2

Cosa succede in Etiopia – puntata 2

Quali sono le ragioni di questa crisi, arrivata al suo apice in maniera così drammatica?

L’escalation di tensione tra il governo del Tigray e quello dell’Etiopia va avanti da mesi ed ha le sue radici nel modello federale su base etnica che è stato utilizzato come fondamento per la costruzione della moderna Etiopia, cioè la Repubblica Federale che conosciamo noi oggi.

Un riassunto veloce del passato per provare a capire il presente.

Nel 1974 un golpe militare depone dal trono l’Imperatore Haile Selassie, ultimo esponente della “dinastia Salomonide”, la casa reale mitologiamente discendente dall’unione tra il Re Salomone e la Regina di Saba.

Sotto la guida del generale Mengistu Haile Mariam viene instaurato un regime militare di ideologia marxista-leninista, il “Derg“, che rimane al potere per 13 anni. Questo regime è caratterizzato da una violenta repressione dei dissidenti politici e da un elevato numero di abusi contro i civili, attraverso una manifesta campagna politica mirata alla soppressione del dissenso interno al paese, campagna che prende il nome di terrore rosso. Dopo 13 anni di goveno del paese, complice la devastante carestia del 1983-85 (che causò la morte di circa un milione di persone) e la crisi dei regimi comunisti europei negli ultimi anni ’80 (che smisero di sostenere politicamente ed economicamente l’Etiopia), una coalizione di forze ribelli armate riuscì a rovesciare il Derg nel 1988, liberando così il paese dalla dittatura militare e traghettando l’Etiopia verso la democrazia.

Questo spiega perchè il partito che ha governato il paese dalla caduta del Derg fino ad oggi sia una coalizione di partiti su base etnica, nati da quegli stessi movimenti armati che hanno liberato il paese dalla dittatura militare del Derg.

In questo multipartito chiamato EPRDF (Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front) troviamo, tra i suoi componenti principali:

  • TPLF (Tigray People’s Liberation Front);
  • ANDM (Amhara National Democratic Movement), poi diventato ADP (Amhara Democratic Party) nel 2018;
  • OPDO (Oromo Peoples’ Democratic Organization), poi diventato ODP (Oromo Democratic Party) nel 2018;
  • SEPDF (Southern Ethiopian People’s Democratic Front), poi diventato SEPDM (Southern Ethiopian People’s Democratic Movement) nel 2018;

che fanno per l’appunto riferimento ad alcuni tra i gruppi etnici più presenti nel paese: Tigrini, Amhara, Oromo e gruppi etnici provenienti dalle aree meridionali del paese.

Il TPLF è pertanto al governo in Tigray dal 1991 e, sebbene come gruppo etnico i tigrini rappresentano appena tra il 6 e l’8% dell’intera popolazione etiope, in questa coalizione di partiti il TPLF ha sempre mantenuto la leadership dell’EPRDF e dello stesso paese, prima sotto la guida di Meles Zenawi (dal 1988 al 2012, anno della sua morte), poi con Hailemariam Desalegn fino al 2018, anno in cui ha rassegnato le dimissioni, lasciando il paese in una situazione sempre più tesa per il crescendo di proteste antigovernative e rivendicazioni indipendentiste.

La leadership di Melese Zenawi era caratterizzata da un forte autoritarismo in grado di epurare tutte le voci critiche interne al partito e alla società e compattare nella sua figura di padre della moderna patria l’intero paese, tanto che tutt’oggi viene ricordato da ampie fasce della popolazione come un leader duro ma in grado di tenere unito il paese. La nomina di Hailemariam Desalegn fu invece dettata da una ricerca di compromesso tra le varie correnti dell’EPRDF, sempre più frammentato al suo interno. Uomo dalla personalità meno accentuata rispetto Melese, meno conosciuto e meno venerato dalla popolazione, non è riuscito, nei 4 anni del uso mandato, a tenere a freno l’alto numero di movimenti indipendentisti esplosi nel paese.

In assenza di un uomo forte al potere diversi sono stati gli attori politici che dal 2015 in poi hanno tentato una ridiscussione dei rapporti di forza tra le diverse etnie ed il governo centrale, in particolare in capo ai movimenti Amhara e Oromo, accusando ripetutamente l’autorità centrale di perpetuare una maginalizzazione economica e politica delle comunità etniche non tigrine. La violenta repressione governativa del 2015, con tanto di promulgazione di stato d’emergenza in tutto il paese, portò ad un clima di sempre maggior insofferenza vero l’autorità che, al culmine di manifestazioni di protesta diventate ingestibili, costrinse Hailemariam Desalegn alle dimissioni. 

È in questo contesto che si colloca la nomina (non elezione!) di Dr. Abiy Ahmed a capo dell’EPRDF e di conseguenza a capo del governo etiope, nomina che desta scalpore perchè, per la prima volta dal 1988, dopo 27 anni di TPLF al potere, è un esponente dell’ODP (la componente oromo e non tigrina dell’EPRDF) a prendere in mano le redini del paese.

Da questo momento in poi la dirigenza tigrina del TPLF viene sempre più emarginata ed estromessa dal potere, dando via ad una spirale di eventi che culmineranno con la dichiarazione di guerra dell’Etiopia verso il TPLF in Tigray del 4 novembre 2020.

 

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