Bosco Boys a Zway

Bosco Boys a Zway

E’ da poco più di un mese che sono arrivata a Zway da Addis Abeba e la mia vita è già cambiata radicalmente: dal caos della capitale, sempre affollata e annebbiata dallo smog delle auto, mi trovo catapultata in questa cittadina nella campagna assolata tra polvere e carretti. Prima passavo ore tra ufficio, auto, banche e uffici vari e solo qualche momento della giornata con le mamme e i bimbi del Nigat, mentre ora il 90% delle mie giornate si svolge tra ragazzi con cui fare i compiti, ragazze a cui insegnare computer o con cui fare incontri formativi, bambini in oratorio: insomma posso dire di avere iniziato un’altra vita.

Tra le varie attività che mi impegnano qui a Zway c’è il piccolo progetto dei Bosco Boys: un gruppetto di 19 ragazzi e bambini che a causa di vari problemi familiari erano sulla strada o passavano gran parte della giornata sulla strada. Ora sono iscritti a scuola e tutti i giorni appena finite le lezioni vengono qui nella missione di Zway dove li aspetta Tesema. A mezzogiorno pranzano tutti insieme con il cibo preparato dalle donne del WID e, dopo aver riordinato, giocano a dama, calcio o altro fino alla una e mezza quando quelli che hanno il turno pomeridiano a scuola vanno a lezione, mentre tutti gli altri iniziano a fare i compiti. E’ un’impresa ardua: tre lingue diverse (oromo, amarico e inglese), classi diverse (dalla prima alla nona), caratteri non indifferenti (lo sfaticato, quello che deve sempre vincere anche quando non è una gara, il provocatore, il dormiglione, il piccolino, quello che vuole sempre esercizi aggiuntivi, quello che in terza non sa ancora leggere nella sua lingua, il sindacalista…). Io e Tesema proviamo ad aiutarli e  anche se nessuno di noi due sa l’oromo ci ingegniamo per capire gli esercizi di matematica o le domande di scienze. Alla fine di un’ora in cui abbiamo provato a far finire i compiti a tutti, facciamo attività ricreative varie: il bingo in inglese, il disegno, la gara delle tabelline, leggiamo storielle in inglese, qualche gioco a gruppetti e poi arriva l’ora di uscire dalla classe per innaffiare le piante o pulire il cortile e finalmente il calcio amato dai ragazzi di tutto il mondo. Il pomeriggio si conclude con la merenda e la preghiera tutti insieme al termine della quale i ragazzi vanno a casa.

Qualcuno vive con un genitore, qualcuno con dei fratelli più grandi, uno non è di Zway ed è in “affido” a una famiglia. In queste settimane Tesema e Atto, il confratello salesiano che è incaricato del gruppo, stanno andando a visitare le famiglie/case dove vivono i ragazzi per capire la situazione attuale e per cercare di affrontare insieme i problemi che si presentano.

Io sto cercando di conoscere i ragazzi e piano piano mi faccio raccontare le situazioni familiari o le storie da Tesema. Insomma il posto è cambiato, ho lasciato indietro la città con i suoi palazzi, le auto, i centri commerciali, ma i problemi delle famiglie sono sempre gli stessi: genitori separati che non sanno come prendersi cura dei figli, genitori soli che non hanno mezzi economici per mantenere se stessi e i figli, genitori che non vogliono lavorare e mandano i figli ad elemosinare, figli abbandonati ai nonni che non hanno le forze per gestire un adolescente…

Come accompagnarli? Come affiancare le famiglie nel compito educativo? Come raggiungere i molti altri bambini e ragazzi che incontriamo al mercato, sulla via principale e che hanno fatto di questi luoghi una casa? Questi e molti altri gli interrogativi che ci poniamo.

da Laura, volontaria a Zway

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *