Assegnato il 5×1000

In questi giorni l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato gli assegnatari del 5 per mille anno 2014 da liquidare nel 2016.

La nostra associazione ha ottenuto il seguente risultato:

per il c.f. 97182200150  IN MISSIONE
Numero scelte 1.016
totale assegnato 37.057,33 €
Un grossissimo grazie a tutti quanti hanno contribuito per ottenere questo risultato.

come puoi sostenerci

In Italia
Partecipando insieme a noi nei campi di volontariato che ci sono quasi tutti i fine settimana e durante l’estate. È sufficiente portare un paio di guanti da lavoro, un sacco a pelo e uno zaino pieno di buona volontà.
In Etiopia
Condividendo con i volontari dell’associazione e i salesiani l’esperienza missionaria.
Donando la tua disponibilità a partire per metterla al servizio dei poveri.

Il cammino disponibili

Il cammino disponibili
Per tutti quelli che sognano la missione in terra d’Etiopia,
per tutti quelli che desiderano l’incontro con i poveri,
per tutti quelli che si sentono chiamati a donare di più,
c’è il cammino disponibili (o più semplicemente “Dispo”).
In missione si deve andare preparati, non ci si improvvisa volontari. Per questo c’è un cammino di formazione attraverso la crescita personale, l’amicizia e la condivisione comunitaria. Pensato per poter passare al meglio il mese estivo in una delle missioni salesiane dell’Etiopia, vuole essere un modo pratico per aprirsi alla missione e vedere il mondo dalla parte degli ultimi. Il cammino vuole essere un confronto con altre culture mettendosi in gioco con umiltà in prima persona nel servizio dei più poveri. Tutto questo vuol dire essere “disponibili”.

“…il mondo sarà di chi saprà offrirgli
la Speranza più grande”
(Abba Elio)

 

I REQUISITI PER PARTIRE

Bisogna dire che questa partenza per l’Etiopia è diventata sempre più una cosa seria, anche se è solo un mese.
Penso davvero che sia necessario vedere persone che hanno detto cose serie, che hanno fatto promesse e che sanno portarle fino in fondo: questo fa l’uomo, la parola data.
Prepariamo bene a partire! Tutto dipende da come uno viene giù, con quali occhi viene a guardare i poveri: sono occhi superficiali, occhi di turista, occhi da cinepresa? o sono occhi profondi, occhi misericordiosi, che sanno commuoversi, occhi compassionevoli?
Consideriamo 9 requisiti per partire su cui è necessario riflettere per domandarci a che punto siamo.

1) AVERE IL CUORE A POSTO:
avere il cuore convinto significa non “scappare via” a niente, non venire giù per delusioni amorose, non credere che venire a contatto coi poveri voglia dire risolvere le proprie crisi. In questo modo si diventa ostacolo per se stessi, e per gli altri, perché i poveri invece di risolvere i nostri problemi, ce li complicano. Se uno qua vale cento; giù là vale cinquanta.
Il fatto di non aver ancora trovato il ragazzo o la ragazza, non significa non aver risolto il problema sentimentale.
Se uno è tranquillo e sereno, che venga! Se uno ha le idee chiare può restare un mese, tre mesi, tre anni: perché sono le basi che contano e il cuore grande! Perciò se non abbiamo il cuore libero, pulito, pieno d’amore, con i poveri facciamo un buco nell’acqua e abbiamo bisogno di dar loro delle “cose” per sentirci riusciti, abbiamo bisogno di riempirli di vestiti per la nostra soddisfazione. A volte non siamo capaci di andare verso questi poveri se non abbiamo le caramelle in tasca perché queste ci danno l’impressione di essere un pochino utili.
Non diamo niente ai poveri perché creiamo differenze; piuttosto facciamo un torneo, una giocata: premiamo quelli che vincono.
Questo non crea distinzioni di persona, queste sono scelte concrete; se uno ha il cuore a posto è capace di portare la sofferenza di non vedersi utile immediatamente. Se uno invece è alla ricerca di affetto, è chiaro che lo comprerà come può, e poi soprattutto creerà delle differenze tra bambino e bambino, tra ragazzo e ragazzo. Ecco il pericolo più grave del non avere il cuore a posto! Finisci per legarti più a una persona che ad un’altra e crei delle grandi differenze!
Il più grande torto che si fa al povero è quello di scegliere uno al posto di un altro.
2) ESSERE GENTE CAPACE DI PORTARE A TERMINE I PROPRI IMPEGNI:
di studio e di lavoro. Se uno non è stato capace di terminare fino in fondo i propri studi superiori, non è pronto per venire giù. Hai incominciato il tuo liceo? Terminalo! Sii esempio nel tuo lavoro davanti agli altri – esempio di colui che lavora prima e più degli altri.
3) ESSERE GENTE CAPACE DI CONVIVERE E CONDIVIDERE:
di far comunità, unità, spazio nel proprio cuore. Gente che non cataloga, non va avanti a base di categorie. Gente che ha il cuore più grande di quel poco che sta facendo, per cui diventa capace di fare “spazio”: al genitore, all’adulto, al diverso; valorizzando il buono che ha dentro, non dobbiamo aver paura del “diverso”, che non manchi mai in mezzo a noi la persona che ci richiama degli aspetti che a noi sfuggirebbero; se non l’avessimo dovremmo pagarla, perché ci venga a rivedere le “bucce” e a ribaltare, altrimenti ci sederemmo troppo in fretta, crederemmo di essere nel giusto. Un messaggio ho portato dall’Etiopia: “la verità ha sette porte”, non una, non quella che ti imbocchiamo noi, quindi non devi credere di avere la verità in tasca. L’etiopico ha sette cuori e se ti va bene puoi arrivare al terzo cuore. Siamo davanti a un popolo di una profondità che ti sconcerta!
4) DARE UN SENSO ALLA VITA:
se non si è trovato il senso più interiore, più profondo di vita, cioè “spenderla”, se non si è intuito quello che è più caratteristico in sé, che dà più felicità, non si ha la forza per andare avanti.
5) FARE SILENZIO:
essere capaci di raccogliersi. Essere capaci di riorganizzare il proprio interno, di vagliare le cose che contano per stabilire il “filo diretto” con Lui. Questo filo diretto per cui gli parli come ad un Padre, è l’unica consolazione che puoi avere in certi momenti di solitudine.
È in Lui e nell’ascolto della propria coscienza, che si ritrova la pace interiore. Senza pace interiore non si può accogliere il mistero che sono i poveri.
6) ESSERE UOMINI DI FEDE:
gente che non lavora per vedere i risultati tangibili ma perché è bello gettare a piene mani il seme della “speranza”, è bello perché ti fa felice, perché lo vuole il Signore! Bisogna diventare uomini dal “respiro lungo”, uomini dal cuore grande. Questa è fede!
7) IMPARARE A DIVENTARE UMILI E DISPONIBILI:
imparare a lasciarsi guidare dal “diverso”. Umili e disponibili al nuovo.
Non essere “uomini che sanno, uomini che hanno”, per cui diventare “uomini che danno”. Il povero etiopico non sa cosa farsene di queste persone. Apprezza molto chi si dispone a dire: “affronto la vita con voi e ci sto”. Uomini in umile ascolto che cercano di mediare con due linguaggi: fatica ed amore sono i due linguaggi che vanno diritti al cuore.
8) CAPACI DI FARE COMUNITA’:
non navigatori solitari! Convinti che si conquista di più assieme che da soli. Salesiani, FMA, ragazzi, sono le tre realtà della missione, fuse in maniera tale che tra loro non si smentiscono: questo vuol dire fare Chiesa.
9) ESSERE ESSENZIALI:
pellegrini. Il pellegrinaggio non ha bisogno di molte cose, si distacca subito dalle cose che lo intralciano.
Castità come conseguenza dell’amore. Avere il cuore pieno vuol dire liberarsi da consolazioni magre: essere essenziali.
E’ importante imparare a fare “deserto”: distaccarsi da tutte le cose per recuperare altri valori.
Concludo con una espressione di Baba Camillo, un missionario: “l’importante è mettere l’anima senza scadenza. Fino a quando il Signore vorrà. Noi siamo qui per appartenere all’Africa, le nostre ansie personali non contano più. Serve restare senza vincoli, non serbare spazi di affetti, dividere con la gente le occasioni, i giorni, gli anni e serrarsi nel proposito di far dare una mano nell’aprire orizzonti. Una moglie ce l’ho, è questa stessa Africa che preme ai fianchi e mi domanda di serbarle la più intatta fedeltà.
Abba Elio

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